{"id":1004,"date":"2014-03-21T14:21:54","date_gmt":"2014-03-21T13:21:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lucaghigliano.it\/it\/?p=1004"},"modified":"2015-03-10T11:48:38","modified_gmt":"2015-03-10T10:48:38","slug":"motociclismo-jafferau-motel","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.lucaghigliano.it\/it\/motociclismo-jafferau-motel\/","title":{"rendered":"Jafferau Motel"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-319\" src=\"http:\/\/www.lucaghigliano.it\/it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/DSF7634-700-1024x685.jpg\" alt=\"_DSF7634-700\" width=\"1024\" height=\"685\" srcset=\"http:\/\/www.lucaghigliano.it\/it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/DSF7634-700-1024x685.jpg 1024w, http:\/\/www.lucaghigliano.it\/it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/DSF7634-700-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.lucaghigliano.it\/it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/DSF7634-700.jpg 1046w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><strong>Jafferau Motel &#8211; Fujifilm S5Pro + Sigma 10-20 @ 10mm &#8211; f4.0 &#8211; ISO640 &#8211; 30&#8243;<\/strong><\/p>\n<p>Questa foto rappresenta al 100% tutto ci\u00f2 che cerco nel motociclismo ed in particolare nel fuoristrada, riassume tutto ci\u00f2 che vorrei provare quando accendo la mia moto. Libert\u00e0. Solitudine. Serenit\u00e0. Silenzio&#8230;<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>E&#8217; vero. La parola silenzio \u00e8 in contrasto con un oggetto, la moto, che per muoversi brucia benzina ed emette puzza e rumore, ma ci sono modi e modi di fare rumore. Questo concetto \u00e8 in stretto contatto con la parola solitudine perch\u00e8 per essere silenziosi e passare inosservati bisogna essere pochi. Ma buoni. E se la compagnia \u00e8 buona c&#8217;\u00e8 serenit\u00e0, voglia di andare in giro aspettandosi e aiutandosi a vicenda anche al termine di una giornata faticosa che si conclude a 2.805m. Sulla punta di una montagna. A quel punto, davanti ad un panorama mozzafiato, intuisci qual&#8217;\u00e8 il vero significato della parola libert\u00e0&#8230;<\/p>\n<p>E&#8217; una foto a cui sono particolarmente legato anche perch\u00e8 \u00e8 stata lei a farmi iniziare le mie collaborazioni con Motociclismo, su cui \u00e8 stata pubblicata in doppia pagina come apertura di un mio servizio di 8 pagine sullo Jafferau. Ma partiamo dall&#8217;inizio&#8230;<\/p>\n<p>Lo struscio di Susa \u00e8 affollato, c&#8217;\u00e8 la classifa figa di legno che se la tira e non calcola nessuno, c&#8217;\u00e8 la barista sorridente che fa sangue e poi c&#8217;\u00e8 la burrosa di nero vestita che verr\u00e0 contesa tra noi due puzzolenti fuoristradisti per una notte di sesso extremo sullo Jafferau&#8230; infatti entrambi siamo devoti al motto che nella ciccia si pasticcia!!!<\/p>\n<p>Nel frattempo per\u00f2 il meteo \u00e8 peggiorato e pioviggina a tratti. Sono le 20.00 e siamo in sella dalle 6.30 di questa mattina, ci attende l&#8217;ultimo tratto della giornata. La notturna che ci porter\u00e0 dai 503m di Susa ai 2.805 del tetto del Forte dello Jafferau. Appena fuori dal centro abitato guardo verso l\u2019alto. Solo nuvole. Anche piuttosto basse&#8230;<\/p>\n<p>Lo ammetto: stavo per mollare il colpo. L\u2019idea di una notte nella nebbia a 2.800m non mi rendeva particolarmente entusiasta.<br \/>\nPoi due parole hanno iniziato a ronzarmi per la testa: inversione termica \u2013 inversione termica. Mi hanno dato l\u2019impulso, formiche nella pancia. Ok andiamo&#8230;<br \/>\nInizia la sterrata e con essa le nubi. Al tornante del Duce ci siamo dentro. \u00c8 come essere nella nebbia di Vercelli a Gennaio: inversione termica \u2013 inversione termica. Proseguiamo mentre terra e pietre scorrono sotto i pneumatici malconci delle nostre moto&#8230;<\/p>\n<p>Un centinaio di metri prima della deviazione per il Pramand le nubi lasciano filtrare luce. Sempre di pi\u00f9. Significa che stiamo arrivando sopra di loro. Forse \u00e8 veramente cos\u00ec: inversione termica. Allo spiazzo giriamo verso il Forte. La sterrata sale tra i pini. Primo tornante. Secondo. Terzo. Saliamo sul tetto&#8230;<\/p>\n<p>Uno spettacolo da togliere il fiato. Dal monte dietro il Pramand escono strisce di nuvole come lembi di lenzuola strappati dal vento. Sotto di noi alcune zone della valle sono riempite a forza di morbida panna montata. In lontananza, su Torino, un fungo atomico, un\u2019esplosione di vapore di colore tra l\u2019arancione e rosa. Verso ovest invece il cielo fa paura. Nuvoloni neri fanno da soffitto allo Chaberton. L\u2019inferno sceso in terra. Chiedo a SteB di mettersi in posa e faccio l\u2019interpretazione in chiave moderna de Viandante sul mare di nebbia che \u00e8 uno dei dipinti preferiti di BayPiss&#8230;<\/p>\n<p>Poi mi giro e vedo che lo Jafferau \u00e8 nelle nubi: inversione termica \u2013 inversione termica. Una sensazione di fretta mi assale. Dobbiamo andare di corsa per vedere come sono le condizioni lass\u00f9 per capire se dormire la oppure tornare qua, al Pramand.<br \/>\nPoi. Un brivido mi attraversa: siamo nel posto giusto al momento giusto. Lasciamoci trasportare dal magico fluire degli eventi&#8230;<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Entriamo nelle viscere della montagna. Il buio e la pioggia della maledizione dei Saraceni. All\u2019uscita un capriolo ci osserva. Si sposta poi si ferma ancora per studiarci. Poi se ne va con il suo saltellare elegante. Continuiamo a salire. A Col Basset abbandoniamo il versante della Val Susa per quello della Val Fredda. Un puntino di luce la sta attraversando. Verso l\u2019alto invece si vedono gli scheletri delle mura della batteria dello Jafferau. \u00c8 una visione inquietante. Che torce le budella. Percorriamo i tornanti dal fondo disastrosamente lastricato. Siamo sul tetto. \u00c8 pura magia&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Le nubi si sono alzate e ora corrono veloci davanti alla luna. Sulla nostra destra, millecinquecento metri pi\u00f9 in basso le luci di Bardonecchia. Sulla nostra sinistra la Val Fredda e la lucina, che prima si muoveva ora \u00e8 fissa laggi\u00f9 in fondo. Ancora oltre, Oulx. Di fronte a noi la testa mozzata dallo Chaberton coperta da un cappello di nubi. E poi\u00a0<\/span><span style=\"line-height: 1.5em;\">come se l\u2019universo non fosse ancora soddisfatto della quantit\u00e0 di meraviglia che ci ha regalato finora, ad un certo punto sentiamo un botto potentissimo. E poi un altro e un altro ancora. Fuochi d\u2019artificio a Bardonecchia mentre noi siamo seduti sulla seconda piazza da tiro da dove i cannoni 149\/35, il 16 ed il 17 giugno 1940, esplodevano i colpi verso la Francia. Colpi che echeggiavano e rimbombavano nella valle. Esattamente come ora. Forse ancora pi\u00f9 forte. Pelle d\u2019oca alta una spanna&#8230;<\/span><\/p>\n<p>I tre colpi finali annunciano la fine delle ostilit\u00e0. Il forte dello Jafferau, che per qualche minuto \u00e8 tornato a rivivere, ora \u00e8 nuovamente avvolto dalla sua silenziosa solitudine. Ma per questa notte avr\u00e0 due ospiti, venuti fin qua per rendere onore alla sua magnificenza&#8230;<\/p>\n<p><strong>#StoriaDiUnaFoto: molto spesso mi viene chiesto come sia nata l\u2019idea di scattare una determinata foto, perch\u00e8 ho deciso di scattarla e cosa ho visto in quel momento. #StoriaDiUnaFoto vuole raccontare quindi come nasce un\u2019immagine, gli istanti che l\u2019hanno preceduta e le sensazioni provate nell\u2019istante dello scatto\u2026<\/strong><\/p>\n<p>________________________________________<\/p>\n<p><strong>Se hai trovato interessante questo articolo e vuoi ricevere informazioni, prove\u00a0e aggiornamenti su temi\u00a0fotografici iscriviti alla newsletter mensile. Non sono il tipo che intasa le caselle di posta infatti\u00a0<em>invio massimo una mail\/mese<\/em>. 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