RIASSUNTO IN 500 CARATTERI: dall’Adriatico al Tirreno in un solo giorno, inseguendo il sole per 285 chilometri tra Romagna, Appennino e Toscana. Ma la Chase the Sun Italia non è soltanto una lunga pedalata: è amicizia, fatica, crisi, incontri inaspettati e piccoli gesti di solidarietà che arrivano proprio quando sembra tutto finito. Il racconto di una giornata vissuta con lo spirito del ciclismo amatoriale, dove il traguardo più importante non è una medaglia, ma le persone incontrate lungo la strada.

NOTA IMPORTANTE: il tempo di lettura stimato è di 33 minuti, quindi siediti e goditi il viaggio…

Finalmente ci siamo. La nostra Chase the Sun Italia sta per iniziare…

Dopo nove mesi di allenamenti, uscite al freddo con la neve ai bordi della strada e con il caldo africano delle ultime settimane, è finalmente arrivato il momento di partire per Cesenatico e prendere parte alla Chase the Sun Italia 2026.

Attraversiamo tutta la Pianura Padana da ovest a est e nel pomeriggio arriviamo al nostro modestissimo albergo. Dal balcone si vede il mare, nell’aria c’è il profumo dell’estate con la gente in spiaggia e le risate dei ragazzi che arrivano fino in strada. Insomma l’atmosfera è quella tipica della riviera Romagnola.

Chase the Sun Italia 2026
Da casa a Cesenatico, 450km di autostrada per comprendere ciò che stavamo per fare
Chase the Sun Italia 2026
Da casa a Cesenatico, 450km di autostrada per comprendere ciò che stavamo per fare
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Posiamo le valigie, ci cambiamo velocemente e saltiamo in sella: destinazione Hotel Miramare, dove ci aspettano il ritiro del “welcome kit” e soprattutto gli amici dell’organizzazione con cui ho condiviso le precedenti edizioni… ma dall’altra parte della barricata.

Parlo al plurale perché i membri del Aloha Alu Pro Cycling Team sono sempre e rigorosamente due: Sandrino ed io. E se vi state chiedendo da dove salti fuori un nome del genere, abbiate ancora un po’ di pazienza, tra qualche foto sarà tutto molto più chiaro.

Confesso che non mi aspettavo un’accoglienza del genere. Appena arriviamo vengo sommerso da saluti, pacche sulle spalle e battute. Per un attimo mi sono quasi sentito più atteso di Miguel Indurain, ospite del Team Enervit e leggenda vivente con cinque Tour de France e due Giri d’Italia nel palmarès. Ma a pensarci bene la spiegazione è semplice: Miguel è un campione e, come tale, incute quasi soggezione. Lo ZioGhilli, invece, fino all’anno scorso era uno di loro.

Chase the Sun Italia 2026
Le foto con gli amici dell'organizzazione, con il mitico Miguel Indurain (grazie Bebo per lo scatto) ed il relax con Sandrino prima della cena ufficiale
Chase the Sun Italia 2026
Le foto con alcuni amici dell’organizzazione dei Turbolenti (il Giamma – il Bebo ed il Tommi), con il mitico Miguel Indurain (grazie Bebo per lo scatto) ed il relax con Sandrino prima della cena ufficiale
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Il passaggio da fotografo&tuttofare dell’organizzazione a partecipante ha incuriosito parecchi amici che mi chiedono se mi sento pronto alla Chase the Sun. Quando arrivo al tavolo per ritirare il pacco gara, la Dani mi sorride e mi chiede:

«Allora… come ci si sente ad essere dall’altra parte?»

Ci penso un secondo e le rispondo quasi d’istinto:

«Sai Dani che sono 9 mesi che mi chiedo come sarebbe stato questo momento

E’ stato un bel momento, sicuramente emozionante perchè ho capito che l’attesa era davvero finita.

Chase the Sun Italia 2026
Il team Aloha Alu Pro Cycling Team ha ritirato il welcome kit ma purtroppo uno dei due è ufficialmente SQUALIFICATO come si può leggere sulla busta
Chase the Sun Italia 2026
Il team Aloha Alu Pro Cycling Team ha ritirato il welcome kit ma purtroppo uno dei due è ufficialmente SQUALIFICATO come si può leggere sulla busta
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La domanda che non ti aspetti

Terminato il classico briefing tenuto da Edu e Paolo con la partecipazione di Miguel “el Navarro”, quest’ultimo viene “requisito” per alcune fotografie destinate, credo, alla rivista Alvento ed ai profili social di Enervit. Lo riprendono mentre sistema la sua Pinarello Dogma F12: fa un certo effetto pensare che il suo legame con Pinarello dura praticamente da una vita quando, già ai tempi della Banesto, pedalava su una Pinarello bianca su misura, saldata dalle sapienti mani del compianto Dario Pegoretti, con i sottili tubi Columbus che hanno fatto sognare un’intera generazione di ciclisti.

Chase the Sun Italia 2026
I poco professionisti del Aloha Alu Pro Cycling Team con il molto professionista Miguelon "big Mig" "el Navarro" "la locomotiva di Villava" Indurain
Chase the Sun Italia 2026
I poco professionisti del Aloha Alu Pro Cycling Team con il molto professionista Miguelon “big Mig” “el Navarro” “la locomotiva di Villava” Indurain
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Finite le fotografie, si concede con estrema disponibilità ad autografi e selfie con i partecipanti. Dopo qualche minuto vedo che si è liberato e mi avvicino. Miguel mi sorride:

«Ciao Miguel, innanzitutto complimenti per tutto quello che hai fatto. Posso farti una domanda un po’ particolare?»

Annuisce.

«Com’è scalare il Galibier con due ali di folla che gridano il tuo nome? Te lo chiedo perché qualche anno fa sono salito anch’io sul Galibier e, a un certo punto, c’era un gruppetto di una decina di ragazzi francesi che mi incitava con il classico “Allez! Allez!”. Mi è venuta la pelle d’oca alta un metro. Erano in dieci… non riesco nemmeno a immaginare cosa si possa provare con diecimila»

La sua risposta, in un italiano quasi perfetto ma con un irresistibile accento spagnolo, mi ha sorpreso.

Bella domanda. In realtà quasi non te ne accorgi perché sei talmente concentrato su quello che stanno facendo Chiappucci, Bugno e Rominger che la folla passa in secondo piano

Una risposta tanto semplice quanto disarmante. Abbiamo ancora scambiato due parole, poi ci siamo salutati.

Ci ho ripensato parecchie volte: mi sono sempre immaginato Michael Jordan davanti ai ventimila del Madison Square Garden o Freddie Mercury a Wembley davanti a uno stadio intero. Pensavo che il loro ricordo più grande fosse la folla, invece Miguel mi ha fatto capire una cosa completamente diversa:

quando sei lì, sei talmente concentrato su quello che stai facendo che il resto quasi scompare.

È una risposta molto meno romantica di quella che mi aspettavo, ma forse è proprio per questo che mi è rimasta impressa. Grazie Miguelon!

Il vero momento di relax arriva durante la cena al Museo della Marina. Finalmente il sole inizia a perdere forza, l’aria diventa piacevole e il tramonto colora Cesenatico con quella luce che solo le sere d’estate riescono a regalare.

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Ed è proprio lì, tra un piatto di pasta, due chiacchiere con i nostri compagni di tavolo e le ragazze cestiste di Roma, che realizzo una cosa molto semplice: non manca più niente.

Domani si parte. Domani sarà Chase the Sun Italia. Domani attraverseremo l’Italia da est ad ovest, dall’Adriatico al Tirreno.

Go west! Come dicevano i Village People

La sveglia è puntata per le quattro del mattino. Dopo una colazione consumata direttamente in camera, intorno alle 4:30 lasciamo l’albergo e ci dirigiamo verso la partenza per consegnare gli zaini al team dei Turbolenti, che ce li faranno poi ritrovare all’arrivo.

Un caffè al bar non basta certo a calmare l’adrenalina, anzi, probabilmente peggiora la situazione.

Ah già… quasi dimenticavo. Ma perché ci siamo ribattezzati Aloha Alu Pro Cycling Team?

Basta guardare la foto!
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Aloha, perché indossiamo due magliette in perfetto stile hawaiano
Alu, perché entrambi pedaliamo biciclette con telaio in “aluminium”
Pro Cycling Team, perché, sarcasticamente, siamo tutto tranne che professionisti… ma fingere non costa nulla.

Il cielo inizia lentamente a colorarsi mentre la linea di partenza, allestita vicino al faro di Cesenatico, si riempie di ciclisti. Si sentono parlare inglese, francese, tedesco e, naturalmente, italiano. C’è chi si scatta un selfie, chi controlla la pressione delle gomme per la ventesima volta e chi, con la testa appoggiata sul manubrio, sembra già immerso nella propria giornata.

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Sandrino ed io, invece, ce ne stiamo tranquillamente seduti sui gradini di pietra bianca del porto ad osservare la scena. Ogni tanto passa un gruppetto di ragazzi che rientra dalla notte in discoteca. La partenza è fissata per le 5:24 in punto, esattamente l’ora dell’alba a Cesenatico. D’altronde si chiama Chase the Sun: se vogliamo rincorrere il sole, non possiamo concedergli nemmeno un minuto di vantaggio.

Ma allora… perché questo articolo si intitola “Un broadcast lungo 285 km”?

Nei mesi precedenti avevo parlato di questa folle avventura con un po’ di amici, parenti, compagni di pallacanestro e di pedalate. Avrei potuto quindi scrivere messaggi uno per uno durante la giornata, ma sarebbe stato impossibile. Così ho creato un broadcast su WhatsApp, cioè una lista di destinatari che permette di inviare lo stesso messaggio a più persone contemporaneamente: in questo modo tutti potevano ricevere gli aggiornamenti in tempo reale, senza perdere tempo prezioso e senza fare parte di un gruppo.

Siamo quindi seduti vicino alla linea di partenza quando, un po’ emozionato, invio il primo messaggio sul broadcast:

📲 Messaggio al broadcast — Ore 5:07

CHASE THE SUN ITALIA – Oggi 20/06/26
☀️
Se ricevi questo messaggio è perché per qualche motivo abbiamo parlato della Chase the Sun Italia, magari pedalando o davanti ad una birra o in un campo da pallacanestro oppure perché siamo parenti in qualche modo. Comunque sia…

www.whip.live/event-tracking/CTS26

…questo qua sopra è il link per seguirmi direttamente sul percorso della Chase the Sun Italia 2026:

🏳️ Cesenatico
↗️ Rocca delle Camminate
🏘️ Predappio
↗️ Valico Tre Faggi
🏘️ Firenze
↗️ Valico del Pinone
🏘️ Vicopisano
↗️ Monte Serra (optional)
🏘️ Pisa
🏁 Tirrenia

Che la forza sia con noi per tutti e 286km…
🤓

Diciassette minuti dopo, puntuale come un orologio svizzero Paolo, la mente ed il braccio operativo della manifestazione, scandisce il conto alla rovescia:

«Three… Two… One… Go West!»

Il gruppo inizia a muoversi accompagnato da quel suono inconfondibile di centinaia di pedali automatici che si agganciano quasi all’unisono. Appena oltrepasso la linea di partenza sento qualcuno gridare il mio nome: sono i miei amici dell’organizzazione che stanno facendo il tifo per me e per qualche secondo riesco solo a sorridere…

La nostra Chase the Sun Italia è ufficialmente iniziata.

Il gruppo si sgrana lentamente appena usciti da Cesenatico. Noi cerchiamo di sistemarci più o meno a metà, osservando come, chilometro dopo chilometro, si formino le gerarchie: i più forti iniziano ad allontanarsi con apparente facilità, mentre noi, quasi senza accorgercene, facciamo lo stesso con chi ha un passo più tranquillo.

Procediamo con un occhio sulla strada e uno sul cardiofrequenzimetro perché l’obiettivo è di evitare il fuori giri per conservare le gambe. Una bella Z2 alta è più che sufficiente. Insomma, siamo nella pancia del gruppo perché come cantava Luciano Ligabue:

“Una vita da mediano, a recuperar palloni, nato senza i piedi buoni, lavorare sui polmoni…”

Ecco, è esattamente quello che stiamo facendo. Le gambe buone ce le ha Miguel e probabilmente anche qualcun altro là davanti, noi cerchiamo semplicemente di amministrarci perchè fino alla Rocca delle Caminate è sostanzialmente tutto pianeggiante, si viaggia tra i 30 e i 35 km/h, alternandoci nei cambi e sfruttando quando possibile la scia degli altri partecipanti.

La prima salita della giornata inizia dolcemente mentre il sole comincia a farsi sentire ma senza essere ancora opprimente, mentre le gambe devono riabituarsi a spingere dopo oltre quaranta chilometri di pianura. Quando la strada si impenna con qualche rampa più “piccante” ci ritroviamo con Stefano, uno dei ride pacer della manifestazione che hanno il compito di aiutare i partecipanti a mantenere un ritmo regolare; facciamo due chiacchiere e raggiungiamo insieme la Rocca delle Caminate dove ci concediamo un piccolo rifornimento prima della discesa verso Predappio.

📲 Messaggio al broadcast — Ore 7:20

Rocca della Caminate ✅

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Eccoci alla Rocca delle Caminate. Abbiamo appena mangiato il primo panino della giornata ed iniziano a vedersi i primi problemi tecnici, come nel caso del concorrente con la bici “sotto sopra” a centro immagine sopra al casco di Sandrino
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Il primo valico della giornata è alle spalle.

La discesa verso Predappio è fresca, veloce e davvero divertente. Riempite le borracce, ripartiamo verso quella che è la prima vera salita della Chase the Sun: il Valico Tre Faggi.

Da Premilcuore al valico ci aspettano circa quaranta chilometri e settecento metri di dislivello, non una salita cattiva ma una di quelle che ti obbligano a trovare il tuo ritmo e a non farti prendere dall’entusiasmo.

Premilcuore ospita anche il primo checkpoint della manifestazione, ci accolgono un ricco buffet di frutta fresca e tè freddo, perfetti per riempire le borracce e fare il pieno di energie. L’atmosfera è allegra, c’è un continuo via vai di ciclisti che arrivano, ripartono, chiacchierano e si scambiano impressioni sulla giornata.

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Primo checkpoin a Premilcuore
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Tra una marea di bici in carbonio, titanio, acciaio, racing, stradali e gravel… spunta lei.
La bici più particolare della CtS 2026, un telaio sicuramente artigianale in stile Brompton ma con gruppo Campagnolo di alta gamma e ruote da 17 pollici in carbonio.
Spoiler: il fantasioso ciclista inglese che la pedala arriverà regolarmente al traguardo. Grandioso!
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Arrivano anche Francesca e Bebo con il furgone dell’organizzazione. Ci salutiamo con entusiasmo ma ripartiamo quasi subito.

Ritroviamo Ian in sella alla sua splendida Formigli, un telaio costruito artigianalmente a Firenze adornato di gruppo Campagnolo Super Record con ruote Campagnolo Bora WTO; facciamo due chiacchiere e, quasi senza accorgercene, si forma un piccolo gruppetto di ciclisti con lo stesso passo.

Pedaliamo insieme fino a raggiungere il Valico Tre Faggi e, poco dopo, il Bar del Cavallino, sede del secondo checkpoint di giornata.

📲 Messaggio al broadcast — Ore 9:49

Valico Tre Faggi ✅

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Anche il secondo passo della giornata (nonchè Cima Coppi della manifestazione) è raggiunto
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La discesa che conduce al Cavallino è una vera goduria da guidare. È la classica strada appenninica che ogni ciclista sogna: tante curve, asfalto perfetto e quel clima fresco all’ombra del bosco che rende ancora più piacevole lasciar correre la bici. Al Bar del Cavallino c’è un gran viavai di gente. Ciclisti, motociclisti… un piccolo caos, ma di quelli belli.

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Mi avvicino al bancone e mi concedo una generosa fetta di crostata accompagnata da un tè caldo
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Sì, lo so… può sembrare una scelta discutibile, ma ogni tanto il fisico chiede cose strane e conviene assecondarlo.

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Eccoci con Ian sul piazzale antistante il bar del Cavallino
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Poco dopo arrivano di nuovo la Fra e il Bebo, che hanno dato supporto a qualche partecipante in difficoltà. Scambio due chiacchiere con Bebo che è veramente una sagoma, qualche battuta e ci salutiamo ancora una volta. Si riparte anche perchè il cartello indica ancora 177km all’arrivo.

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Le gambe continuano a girare bene e, soprattutto, la temperatura è ancora molto piacevole. Se qualcuno ci avesse detto che il peggio doveva ancora arrivare… beh… probabilmente gli avremmo riso in faccia. La strada torna a scendere e davanti a noi, metro dopo metro, si avvicina Firenze.

Iniziamo la lunga discesa ma sembra che qualcuno ci abbia acceso un enorme asciugacapelli puntato in faccia. Nel giro di pochi chilometri passiamo dal clima fresco e piacevole del Valico Tre Faggi agli oltre trentacinque gradi della conca fiorentina.

Con noi ci sono due ciclisti inglesi che procedono con un ottimo passo e per diversi chilometri ci fanno da locomotiva. Ma arrivati a Rufina, però, le nostre strade si dividono: noi seguiamo fedelmente la traccia GPX della Chase the Sun Italia, loro proseguono dritti. Col senno di poi avevano ragione loro.

L’idea degli organizzatori è comprensibile: evitare il più possibile le strade trafficate. Il problema è che la cosiddetta Strada del Vino si rivela un continuo saliscendi su un asfalto piuttosto malconcio, che spezza il ritmo e rallenta parecchio la progressione.

Se dovessimo tornare anche il prossimo anno, credo che questo tratto lo salteremo senza troppi rimpianti, ricongiungendoci con il percorso originale direttamente a Pontassieve.

Nel frattempo il termometro continua a salire. Firenze, soprattutto nelle giornate estive senza vento, è famosa per essere una delle città più calde del Centro-Nord e ce ne stiamo accorgendo sulla nostra pelle.

Poco prima di entrare in città ci ritroviamo ancora una volta con Ian ed è proprio questa una delle cose che più mi sono piaciute della Chase the Sun: magari hai un passo leggermente diverso da quello di un altro partecipante ma sono le soste alle fontanelle, ai checkpoint o davanti a un caffè a rimescolare continuamente le carte e a favorire nuovi incontri… ed è stato proprio così con Ian che ci siamo ritrovati di nuovo accanto. È una giornata lunga, ognuno pedala la propria Chase the Sun, ma alla fine ci si incontra continuamente.

📲 Messaggio al broadcast — Ore 12:32

Piazzale Michelangelo – Firenze ✅

Raggiungiamo insieme il selfie point di Piazzale Michelangelo che per me non è un posto qualsiasi: l’anno scorso ci ero arrivato partendo da casa durante la mia cavalcata estiva verso l’Adriatico. Rivederlo questa volta, dopo oltre centocinquanta chilometri e con ancora tanta strada davanti, mi regala ricordi passati ed una nuova sensazione difficile da spiegare.

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Se è un selfie-point ci sarà un motivo. Un ringraziamento ai 2 simpaticissimi fotografi ufficiali di quest’anno per averci immortalati!
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La vista su Firenze è, almeno per quanto mi riguarda, la più bella in assoluto, probabilmente perché non ho mai amato particolarmente le città ed il loro caos. Vederle dall’alto e da una certa distanza mi piace molto di più che viverle nel traffico o tra i gruppi di turisti.

Ma tempus fugit. Torniamo sul Lungarno e poco dopo imbocchiamo un lunghissimo parco alberato. L’ombra è un autentico regalo, perché ormai il termometro ha abbondantemente superato i quaranta gradi e il sole sta iniziando a diventare un avversario decisamente più ostico delle salite.

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Firenze, l’Arno e sullo sfondo Ponte Vecchio
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All’uscita di Firenze ci aspetta un tratto di strada bianca. In questo caso “strada bianca” non è soltanto un modo di dire. Il fondo, chiarissimo, riflette il sole proprio come succede sulla neve in inverno ed il risultato è una specie di forno a cielo aperto. Siamo nel primissimo pomeriggio del giorno più lungo dell’anno e ogni metro sembra restituire ed amplificare il calore che arriva dall’alto.

Col senno di poi credo che in un’eventuale partecipazione futura sceglieremo una variante diversa. Esattamente come per la deviazione sulla Strada del Vino, dal nostro punto di vista questo tratto di sterrato non aggiunge molto allo spirito della traversata se non una gran botta di caldo. Terminato lo sterrato ci fermiamo in un bar perché tra poco inizierà la terza salita della giornata: il Valico del Pinone.

Ripartiamo. Il caldo, adesso, è difficile da descrivere, la pelle brucia, l’aria è completamente ferma e l’acqua nelle borracce ha ormai perso da tempo qualsiasi pretesa di essere fresca. A un semaforo ci raggiunge di nuovo Ian e un piccolo gruppo di inglesi. La prima cosa che notano sono le nostre magliette hawaiane.

A dire il vero parecchi partecipanti, nel corso della giornata, ci hanno fatto i complimenti per il nostro improbabile quanto fantasioso abbigliamento. La loro espressione diventa ancora più divertente quando confessiamo candidamente di averle comprate su AliExpress per quindici euro, spedizione compresa…

Si forma così un piccolo gruppo italo-britannico che affronta insieme la salita verso il Pinone. Ormai, però, il caldo è davvero importante soprattutto perchè siamo in salita, lungo la strada non si vede nemmeno l’ombra di una fontanella e qualcuno inizia ad accusare seriamente le temperature. È il momento di giocarsi l’asso nella manica!

Durante le ricognizioni delle edizioni precedenti, Edu insisteva spesso su una piccola casetta dell’acqua, quasi nascosta all’ingresso dell’abitato di Carmignano e così, quando stiamo per arrivarci, avviso tutto il gruppo. La reazione immediata è quasi una festa: italiani e inglesi ed uno svizzero prendono letteralmente d’assalto la fontanella, c’è chi si riempie le borracce, chi si rovescia l’acqua in testa, chi si siede semplicemente all’ombra degli alberi cercando di abbassare la temperatura corporea. Per qualche minuto il tempo sembra fermarsi.

Sandrino si piazza sul bordo della strada per fermare i ciclisti in arrivo e indicare loro la presenza della fontanella, un piccolo gesto che in una giornata come questa vale ben più di una borraccia piena. Ripartiamo un po’ più freschi o almeno ci piace pensarlo.

Ad un paio di chilometri dalla cima del Pinone, sul lato in ombra della strada, notiamo una Specialized Aethos verde ed un ciclista disteso nell’erba. Ci fermiamo.

«Everything ok?» ma lui ci risponde con un sorriso appena accennato «I’m ok… Sto cercando di rinfrescarmi» ma la sua voce dice una cosa mentre l’espressione facciale ne racconta un’altra. Gli chiediamo se ha dell’acqua. Scuote la testa.

Per fortuna abbiamo ancora due borracce a testa da 0.8 litri piene dell’acqua fresca presa poco prima. Gli rovescio una borraccia in testa «Ohhh… è ghiacciata» questa volta però il sorriso è vero. Sandrino, invece, gli riempie la borraccia che beve praticamente tutta d’un fiato.

Si chiama Gary e per il momento è soltanto un ciclista inglese in difficoltà. Più avanti, senza che nessuno di noi possa immaginarlo, diventerà uno dei protagonisti della nostra Chase the Sun Italia. Gli proponiamo di salire insieme fino al Pinone, accetta volentieri, anche se nei primi metri è ancora piuttosto provato. Non abbiamo nessuna fretta, lo aspettiamo e dopo un po’ incontriamo i suoi compagni di avventura che lo stanno aspettando all’ombra di un albero. Gary ci ringrazia, ci saluta e si ferma sotto all’albero con loro.

Noi continuiamo fino al checkpoint del Pinone dove, puntuali come sempre, ritroviamo la Fra, il Bebo e questa volta anche il Giamma.

📲 Messaggio al broadcast — Ore 15:07

Salita del Pinone ✅
Salutiamo la caldissima conca di Firenze. Entriamo nel pisano…

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La terza salita di giornata è raggiunta
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Ristorante del Pinone: pancia mia fatti capanna!
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Terzo checkpoint di giornata: Sandrino opta per un piatto di pasta, io scelgo un panino con pomodoro e mozzarella. Sono circa le tre e mezza del pomeriggio. Ci mancano esattamente cento chilometri all’arrivo e, se le gambe continueranno a rispondere bene, ci piacerebbe aggiungere anche l’ultima salita di giornata: il Monte Serra. È una variante facoltativa, ma ormai ci conosciamo…

📲 Messaggio al broadcast — Ore 15:21

Sulla salita del Pinone abbiamo salvato un certo Gary J. che era collassato a bordo strada: una bella borraccia di acqua ghiacciata addosso ed è risuscitato…

Il Giamma fa due conti e ci dice che, ripartendo intorno alle quattro, dovremmo riuscire a chiudere tutto prima del tramonto, così propongo a Sandrino una ventina di minuti di stretching e di riposo. Ci sdraiamo per rilassare un po’ la schiena, è una sensazione bellissima finché mi rialzo e succede una cosa strana:

mi gira leggermente la testa.

Non ci faccio troppo caso. Dopo oltre centottanta chilometri sotto al sole è quasi normale avere qualche capogiro o almeno così penso. Salutiamo tutti e ripartiamo in direzione Vinci, è tutta discesa, ma fa ancora un caldo impressionante e poco alla volta arriva il mal di testa e poi anche il mal di stomaco. Ci fermiamo per la classica foto davanti al Cavallo Leonardesco e, riguardando oggi quello scatto, la mia espressione dice già tutto.

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Siamo a Vinci davanti al cavallo di Leonardo. Ho vissuto momenti migliori nella mia vita…
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Ripartiamo, cerco di nascondere il malessere ma dopo poco diventa impossibile: le gambe si svuotano completamente, la pancia è in subbuglio, non capisco più se ho bisogno di vomitare oppure di correre in bagno.

La cosa più strana, però, non sono le gambe bensì i pensieri che diventano sempre più cupi, quasi autodistruttivi al punto che inizio a convincermi che non ce la farò, che tutti quei mesi di preparazione sono stati inutili, che sto buttando via tutto. Arriva anche il senso di colpa nei confronti di Sandrino perchè anche la sua Chase the Sun rischia di finire per colpa mia.

Col senno di poi credo che il caldo mi stesse presentando il conto. Ore passate sotto un sole feroce, temperature abbondantemente oltre i quaranta gradi e una disidratazione che probabilmente stava andando oltre quello che riuscivo a percepire. Il fisico aveva iniziato lentamente a spegnersi e la testa aveva deciso di seguirlo.

La soluzione più logica sarebbe fermarsi in un bar e bere qualcosa all’ombra e magari sfruttare anche il bagno. Peccato che di bar non ci si traccia, per cui continuiamo finché finalmente ne troviamo uno.

Appoggio la bici contro una siepe e mi lascio cadere su una sedia. Sono completamente svuotato. Mi viene quasi da piangere pensando che nove mesi di preparazione potrebbero finire lì. Appoggio la testa contro il muro del bar e chiudo gli occhi cercando semplicemente di calmarmi.

📲 Messaggio al broadcast — Ore 16:54

Crisi. Crisi nera. Mal di testa. Gambe molli. Pensieri pesantissimi…

Sandrino torna con un ghiacciolo e una Lemonsoda ma al primo morso di ghiacciolo ho la sensazione di dover vomitare, per fortuna rimane solo una sensazione, riesco a mangiarlo lentamente e bevo qualche sorso di bibita fresca. Più di così non riesco.

Ho ricordi piuttosto confusi di questi minuti. Ricordo invece perfettamente i ciclisti che continuavano a passare davanti al bar. Il gruppo degli inglesi. Ian. Il ragazzo svizzero in sella ad una Rose. Tanti altri partecipanti: loro continuano a pedalare. Io sono fermo, distrutto.

A un certo punto Sandrino mi mette in mano un gel Enervit e solo a guardarlo mi viene la nausea ma ormai è arrivato il momento di giocarsi il tutto per tutto: lo mando giù, o la va o la spacca.

Riesco a pedalare a malapena a quindici chilometri all’ora e nella mia testa iniziano a partire calcoli di cui farei volentieri a meno: siamo intorno al 205° chilometro || ne mancano ancora circa settanta || a quindici all’ora significa quasi altre cinque ore di bici || il sole sarà già tramontato || non arriveremo mai

E poi ci sono quei settanta chilometri che nella mia testa diventano una distanza infinita ed infattibile!

A un certo punto mi fermo. Guardo Sandrino «Sono finito… Completamente finito»

Siamo nel bel mezzo del nulla della campagna pisana, non passa nessuno, rimaniamo fermi qualche secondo, poi all’improvviso succede una cosa inaspettata…

Esplodo. Comincio a urlare imprecando tutto l’imprecabile che c’è a questo mondo ed ovviamente anche oltre. Incredibilmente funziona!

Forse è semplicemente il ghiacciolo, forse è il gel, forse avevo bisogno di sfogarmi, forse tutto insieme.

Fatto sta che riparto e nel mentre continuo a imprecare come uno scaricatore di porto ma quasi senza accorgermene, la velocità torna intorno ai venti, ventidue chilometri all’ora finchè arriviamo a Ponte a Cappiano dove nella piazza c’è un bar pieno di Sun Chasers. Mentre appoggio la bici al muro sento una voce con un forte accento inglese.

«Hey Luca!»

È Ian che ci invita al tavolo, lo raggiungo quasi barcollando mentre arriva anche Sandrino con un altro gel.

Chase the Sun 2026
Ian pare in gran forma al bar di Ponte a Cappiano. Io molto molto meno di lui…
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📲 Messaggio al broadcast — Ore 17:27

Messaggio vocale: siamo ripartiti, Sandro aveva un LSD nello zaino, l’ho preso ed adesso sto meglio. Poi abbiamo trovato Ian che è qua con noi. Voglio andare a prendere quella medaglia di merda. La voglio portare a casa

Racconto a Ian come mi sento. Mal di testa. Mal di stomaco. Zero energie. Crisi nera. Lui mi ascolta con una tranquillità disarmante.

«Don’t worry. Drink something cold. Stay in the shade for a few minutes. You’ll feel better»
«Non preoccuparti. Bevi qualcosa di fresco. Resta all’ombra per qualche minuto. Ti sentirai meglio»

Entro nel bar e prendo qualcosa da bere anche se non ricordo cosa fosse. Ho fretta di stare meglio, di ripartire, di arrivare ed ormai ho anche consapevolizzato che il Monte Serra sarebbe rimasto dov’era.

Le gambe sembrano rispondere un po’ meglio ed anche lo stomaco sembra concedermi una tregua. Sandrino si mette davanti e mi tira, senza fare domande mi infilo nella sua scia cercando di risparmiare quante più energie possibile e poco dopo ci fermiamo a una fontanella per bagnarci ancora una volta la testa.

Proprio lì vediamo arrivare un gruppetto di ciclisti: sono Ian ed i suoi amici inglesi che ci propongono di unire le forze per il traguardo, cosa che ovviamente accettiamo volentieri. Mi infilo nella pancia del gruppetto cercando di sfruttare ogni centimetro di scia.

Uno di loro mi si avvicina «Hey… how are you? Ian mi ha detto che sei in crisi» Per un attimo penso a chi diavolo sia costui, poi abbasso lo sguardo e vedo una Specialized Aethos verde, alzo gli occhi e cerco di capire chi ci siamo dietro a quegli occhiali da sole.

«Aspetta… ma sei Gary?!» Sorride, gli racconto della crisi. Lui mi guarda e sorride ancora.

«You helped me. Now I help you»
«Tu hai aiutato me. Adesso io aiuto te»

Silenzio «A che velocità vuoi andare?» – «Credo di riuscire a tenere al massimo venticinque all’ora…»

Chase the Sun 2026
Eccomi con i due nuovi protagonisti di questa giornata. A sinistra Ian. A destra Gary
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Fanno rapidamente la conversione in miglia orarie e senza dire una parola gli amici inglesi si mettono davanti. Per molti chilometri non dobbiamo più pensare a nulla, solo pedalare. A Bientina attraversiamo un lungo viale ombreggiato dai pini marittimi, il sole inizia lentamente a perdere forza, l’aria torna quasi piacevole e, senza nemmeno accorgercene, stiamo viaggiando ben oltre i trenta chilometri all’ora. Le gambe sono tornate. La testa anche.

📲 Messaggio al broadcast — Ore 18:46

Questa storia ha 3 game changer:

– Sandrino
– Ian
– Gary J. (quello che era a bordo strada sul Pinone)

Gary mi vede in crisi, si avvicina e mi dice in inglese: tu mi hai salvato, adesso io aiuto te…

Abbiamo formato un gruppo che sembra una barzelletta, 5 inglesi e 2 italiani. Arriviamo ad un semaforo e Ian si avvicina e mi dice la stessa cosa. Adesso però vado. Dobbiamo arrivare

Dal bar dove abbiamo ritrovato Ian e gli amici inglesi, fino a Pisa passano più di cinquanta chilometri che, grazie al loro aiuto, scorrono sorprendentemente bene, anche se il ritmo rimane sostenuto.

Mi sto quasi godendo questi chilometri anche grazie a questi ragazzi inglesi che fino a poche ore prima erano perfetti sconosciuti e che adesso mi stanno letteralmente trainando verso il mare: mi scende una lacrima, non di fatica ma di gratitudine.

Pedaliamo insieme ancora per parecchi chilometri, fino a Pisa dove ci fermiamo sotto alla torre e dove, come prevedibile, il traffico e il caos dei turisti rompono il gruppo. Ci perdiamo di vista e torniamo a essere semplicemente in due: quelli del Aloha Alu Pro Cycling Team.

📲 Messaggio al broadcast — Ore 19:34

Non scrivo nulla ma invio semplicemente la foto sotto alla Torre

Chase the Sun Italia 2026
Selfie davanti alla torre. La risposta di mio figlio mi fa sorridere e commuovere allo stesso tempo…
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All’uscita da Piazza dei Miracoli, però, il mio fisico presenta il conto un’ultima volta, ho il fiato corto ma questa volta sappiamo già come affrontarla: una Coca-Cola seduti sotto i portici della Loggia dei Banchi, qualche minuto di riposo e soprattutto un po’ d’ombra.

Intorno a noi scorre il solito viavai di turisti mentre noi, con la serenità di chi sa ormai di avere il traguardo (quasi) in tasca, ci concediamo anche il lusso di osservare le accaldate turiste straniere. Dopotutto, dopo duecentocinquanta chilometri sotto il sole anche l’occhio vuole la sua parte…

Attraversando Pisa vediamo parecchi Sun Chasers seduti ai tavolini delle pizzerie, nei bar tra le vie del centro ed è bello anche così: per molti partecipanti, soprattutto per chi arriva dall’estero, questa non è nemmeno una randonnée. È un viaggio, il modo di attraversare l’Italia nel giorno più lungo dell’anno, pedalando nella terra del Rinascimento e fermandosi quando un posto merita qualche minuto in più.

Noi però abbiamo ancora un piccolo conto da chiudere con il sole, usciamo abbastanza rapidamente dalla città e imbocchiamo la pista ciclabile del Trammino, che ci accompagna senza traffico fino alla Basilica di San Piero a Grado e poi verso Marina di Pisa.

Sono ormai passate le otto di sera. Il sole è basso e le ombre degli alberi iniziano finalmente a regalarci un po’ di refrigerio. La pelle brucia ancora ed è ruvida, quasi incrostata dal sale lasciato dal sudore che, evaporando per tutta la giornata, ha depositato una sottile patina biancastra su braccia, gambe ed abbigliamento.

Il tramonto a Tirrenia è previsto per le 21:02 e vorremmo arrivare prima perché rincorrere il sole fino all’ultimo metro è, in fondo, il senso stesso della Chase the Sun Italia.

L’ingresso a Tirrenia è caratterizzato dai turisti del fine settimana che riempiono le strade alla ricerca di un ristorante per cenare, c’è traffico, c’è confusione eppure dentro di me c’è soltanto una grande pace, una grande soddisfazione ma anche con punta di tristezza perché la Chase the Sun Italia è ormai finita.

Entriamo ai Bagni Siria, vedo il tappeto rosso ed ancora una volta sento qualcuno che ci incita ed urla per noi: sono nuovamente i ragazzi Turbolenti, gli stessi dell’alba a Cesenatico. Arriviamo abbracciati con un vero team deve fare, per un attimo mi si stringe la gola, dentro di me sono profondamente emozionato ma cerco di darmi un contegno.

Chase the Sun Italia 2026
È fatta. Sono le 20:56 del 20 giugno 2026 e con 6 minuti di anticipo abbiamo vinto la sfida con il sole…
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Sulla linea d’arrivo trovo Miguel Indurain già cambiato, in abiti civili. Mi guarda, sorride indicando scherzosamente l’orologio. Io sorrido a mia volta.

«Miguel noi oggi siamo passati dal Galibier… per quello siamo arrivati un po’ tardi»
Scoppia a ridere.
«Il Galibier? Oggi? Allora bravissimi!»

Pochi secondi dopo la Benedetta ci mette al collo la medaglia. Arrivano pacche sulle spalle, abbracci, domande, curiosità ma la verità è che faccio fatica persino a rispondere. Adesso non sono felice. Non sono triste. Sono semplicemente… svuotato… ed è una sensazione bellissima. L’unica cosa che desidero è sedermi su una sdraio a guardare il mare.

📲 Messaggio al broadcast — Ore 21:04

Ultimo messaggio sul broadcast, non scrivo nulla ma invio semplicemente la foto della medaglia

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Sandrino vive l’arrivo in un modo diverso, è euforico, si tuffa in mare ancora vestito da ciclista ma rimane quasi stupito quando vede la mia tranquillità mentre lui vorrebbe stappare una bottiglia di Moët & Chandon. Non perché non sia contento. Anzi. Sto realizzando che è finita e voglio soltanto godermi quel momento.

Arriva Tommi con due birre. Sulla spiaggia una influencer inglese sistema la bici per fare qualche foto da pubblicare sui social e per farlo chiede a Sandrino di prestarle la medaglia, che lui le concede restio.

Chase the Sun Italia 2026
La Dani finge di baciare un fortissimo concorrente che ha appena superato la linea del traguardo. Ma è solamente un bluff perchè l’afrore di maschio alfa l’ha probabilmente fatta desistere
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Una veloce doccia e poi trascorriamo il resto della serata mangiando un fritto di pesce insieme al Tommi, alla Fra, al Bebo ed al Giamma, ripensando a tutto quello che è successo nelle ultime sedici ore. I partecipanti continuano ad arrivare anche quando ormai è calato il buio, ma non cambia nulla perché c’è una medaglia ad attenderli e una pacca sulla spalla per tutti.

Perché questo è il vero spirito della Chase the Sun. It’s a ride, not a race.

Chase the Sun Italia 2026
285.18km – 2.407m+
Solo a guardare quanto abbiamo pedalato mi emoziono ancora…

E’ passato ormai più di un mese dalla Chase the Sun e quando mi chiedono com’è andata, istintivamente mi verrebbe da rispondere che è stata una pedalata lunga 285 chilometri dall’Adriatico al Tirreno. In realtà non è vero.

La Chase the Sun è attraversare l’Italia con un amico vestito con un’improbabile maglietta a fiorelloni.
È Miguel Indurain che scherza con te come se foste due vecchi compagni di squadra.
È una fontanella nascosta a Carmignano che salva una manciata di ciclisti da una calura infernale.
È un inglese che avevi aiutato poco prima e che, senza pensarci due volte, decide di ricambiare il favore quando sei tu ad avere bisogno.

È l’energia che ti trasmettono gli amici che ti aspettano al traguardo urlando il tuo nome.

La Chase the Sun è stata una lezione di vita, perchè alla partenza credevo che sarebbero state le gambe a portarmi al traguardo. Ma una volta arrivato ho consapevolizzato che in realtà sono state le persone a permettermi di farlo.


Alla fine il sole l’abbiamo rincorso davvero. Ma la cosa più bella che ci siamo portati a casa non è stata una medaglia: sono state le persone incontrate, le emozioni vissute e le esperienze condivise lungo la strada e, forse, è proprio questo il vero traguardo.

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