Qualche mese fa, facendo pulizia tra vecchie scartoffie, è uscito un foglio A3 ripiegato in quattro. Con grande stupore ho scoperto che era la cartina della Corsica che avevo stampato e preparato leggendo vari report di viaggio e che avevo utilizzato nel giugno 2012 per girare in moto l’isola. Trovo molto romantico pensare che, quattordici anni fa, avevo girato tutta la Corsica con una cartina piena di appunti scritti a penna.

Corsica in bici: una vecchia cartina stampata su un foglio A3
.

E proprio quella cartina mi ha fatto tornare voglia di Corsica, questa volta in bicicletta. L’idea è rimasta un rumore di sottofondo nella mia testa per un po’, finché Chicco che mi ha chiesto se quest’anno farò il mio solito viaggetto estivo. Gli ho sparato la proposta: Corsica in tre giorni?!

Tre giorni (che poi sono diventati quattro) non sono certamente sufficienti per conoscere l’isola, ma possono bastare per attraversarla in bicicletta cercando tutto ciò che ci piace: mare, montagne, strade secondarie, salite, paesi e panorami.

Il giro partirà da Bastia, salirà lungo il Cap Corse, entrerà nell’interno dell’isola e poi tornerà verso Bastia. Non sarà ovviamente il giro completo e non sarà nemmeno un tentativo di vedere tutto. Sarà semplicemente il nostro giro della Corsica in bici.

CORSICA MARE&MONTI – Giorno1
Il ritorno in Corsica dopo 14 anni

La giornata comincia presto. Passo a prendere Chicco e partiamo in direzione Savona, dove riesco a sbagliare uscita e quindi, con una certa eleganza, ci ritroviamo a passare da Spotorno. Nel frattempo però dal Turchino, ha cominciato a piovere sul serio e quando arriviamo all’imbarco di Vado Ligure siamo sotto un’acqua ancora bella decisa; carichiamo le bici, saliamo sul traghetto e finalmente, arriva quella sensazione che aspettavo da un po’. Sto tornando in Corsica dopo quattordici anni.

Finalmente siamo in traghetto ed il meteo continua a fare quello che gli pare, tuoni, fulmini, nuvole e poi, quasi senza preavviso, arriva il sole ma il mare non sembra avere nessuna intenzione di tranquillizzarsi con onde decisamente alte. Noi ci sistemiamo a poppa, ci sdraiamo sulle panchine anche se il movimento non è quello giusto per rilassarsi ed infatti dopo un po’ arriva una leggera nausea.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Poi, finalmente, la vediamo, prima è solo una linea all’orizzonte che comincia a prendere forma e poco alla volta riconosciamo la sagoma di Cap Corse, la punta del dito e l’isola di Giraglia con il suo caratteristico faro
.
Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Il nostro arrivo al porto di Bastia
.

Quando finalmente le ruote della Canyon toccano terra, mi viene spontaneo dirlo ad alta voce:“Sono tornato”
Bastia ci accoglie con il suo traffico ma, poco alla volta, diminuisce e la città lascia spazio alla strada che ci porta verso Sisco ed è qui che finalmente comincia a prendere forma il nostro viaggio.

.
La sistemazione che ci aspetta è più che decorosa, così come ci aspetta una pizza che, dopo la giornata appena trascorsa, si rivela essere decisamente buona e naturalmente arriva anche la prima di (speriamo) tante Pietra, la birra tipica corsa.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Una pizza mangiata all’aperto con un amico. Una birra Pietra sullo sfondo. Dimmi che sei in Corsica senza dirmi che sei in Corsica
.

Per oggi può bastare così. Domani si comincia davvero a pedalare.

CORSICA MARE&MONTI – Giorno2
Il mare, Cap Corse e la riscoperta del viaggio lento

Ci svegliamo lentamente. Prima alle sei, poi nuovamente alle otto, perché in fondo siamo in vacanza e non abbiamo nessuna intenzione di trasformare questo viaggio in una gara contro il tempo. Dopo una colazione in una boulangerie, consumata in compagnia di un personaggio che sembra appena uscito da un rave di tre giorni, decidiamo che è arrivato il momento di partire. Oggi ci attende il ditone della Corsica, meglio conosciuto come Cap Corse.

.
.

Da subito i panorami sono incantevoli. La temperatura è già oltre i 30 gradi, ma per nostra fortuna c’è il vento, che ci accompagnerà per tutta la giornata e renderà il caldo decisamente più sopportabile. Capisco quasi subito di essere entrato in modalità viaggio: me ne accorgo perché, mentre pedalo, comincio a cantare ad alta voce.

Durante la giornata si alterneranno Nicolò Fabi con “Capelli”, gli Articolo 31 con “Voglio una lurida” e Zucchero&Pavarotti con “Miserere” e forse altri che adesso non ricordo. Un repertorio decisamente poco coerente, ma perfettamente adatto alla situazione. Per me cantare mentre pedalo significa che ho la testa leggera e la mente libera. Ed oggi lo sono perché sono in viaggio, con la mia bici, con le mie borse, con i miei parafanghi…

.

Pedaliamo con il mare alla nostra destra e la montagna alla nostra sinistra e, curva dopo curva, entrambi continuano a regalarci sorprese. Può comparire una vecchia torre di avvistamento genovese, una baia dal mare turchese e blu, un piccolo villaggio con il suo porto di pescatori oppure un promontorio che sembra subito alta montagna.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
La torre di Osso costruita nel XVI secolo, faceva parte del sistema difensivo ideato dai genovesi per proteggere la costa
.
.
.
.

A Macinaggio facciamo una breve sosta in un minimarket perché la situazione cambierà a breve e decidiamo di fare rifornimento. Da qui abbandoneremo per un po’ la costa per affrontare il Col Saint-Nicolas e poi il Colle della Serra, ma prima di quest’ultimo vogliamo toglierci anche lo sfizio di scendere nuovamente fino al mare, raggiungendo i minuscoli paesi di pescatori di Barcaggio e Tollare, proprio all’estremità settentrionale della Corsica.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
L’ingresso a Macinaggio, una località decisamente più “pettinata” risposto a quelle attraversare fino ad ora
.

La strada percorsa fino a qui è difficile da descrivere non soltanto per la sua bellezza, ma anche per i profumi che ci deliziano. Sono i profumi della macchia mediterranea, quelli che Napoleone diceva di riconoscere non appena salpava dalle coste francesi per tornare verso la sua terra natia. Pedalando in mezzo a questi profumi capisco perfettamente cosa intendesse.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
La chiesa di Col Saint-Nicolas
.
Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
L’isola di Giraglia vista da Barcaggio
.
.
.

Barcaggio e Tollare sono due piccoli gioielli e quest’ultimo in particolare ci invita a fermarci. Chicco si concede un veloce tuffo, io mi limito a mettere i piedi nell’acqua prima una pausa in un grazioso bar praticamente sul bagnasciuga.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Il minuscolo abitato di Tollare
.

.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
La spiaggia ed il chiosco di Tollare invitano al relax. Sullo sfondo l’onnipresente isola di Giraglia
.

La salita verso Ersa e il successivo Colle della Serra è lunga, ma noi la affrontiamo a “ritmo viaggio”, parlando degli affari nostri, raccontandoci cose passate e presenti e magari anche future e poi ricordi di vecchie compagne delle superiori (!), lasciandoci sorprendere da panorami che cambiano ad ogni curva. Nessuna fretta quindi.

Quando finalmente conquistiamo il Colle della Serra, leghiamo le bici ad un palo e saliamo a piedi fino al Moulin Mattei, un caratteristico mulino a vento costruito in una posizione che sembra scelta apposta per regalare una vista infinita. Il mulino, evidentemente, è stato costruito nel posto giusto: c’è un vento che ci porta via!

Moulin Mattei
.
Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Panorama da Moulin Mattei (by PeakFinder). Si vede anche il Monte Cinto che con i suoi 2706m è la vetta più alta della Corsica e sotto al quale arriveremo durante la nostra avventura
.

Da lassù riusciamo a vedere fino a Saint-Florent, che sarà la nostra meta di giornata, e oltre verso Île-Rousse, passando con lo sguardo sulle montagne dell’interno della Corsica. Siamo però ormai a metà pomeriggio e dobbiamo darci una mossa se non vogliamo fare (più) tardi (del nostro solito).

Durante un viaggio in bicicletta il tempo perde il significato classico con cui siamo abituati a misurarlo. Le ore sembrano dilatarsi, le giornate diventano lunghissime e cinque minuti possono essere contemporaneamente pochissimi e un’eternità. Ma, volenti o nolenti, anche in viaggio bisogna guardare l’orologio di tanto in tanto.

.

La strada costiera occidentale del Cap Corse è semplicemente spettacolare. Ad ogni curva arriva uno scorcio diverso e praticamente ogni panorama sembra suggerire di fermarsi per una fotografia ed infatti, solo oggi, ne scatterò più di cento.

E qui mi capita una cosa curiosa: questa strada l’avevo già percorsa in moto nel 2012, eppure mi accorgo di non avere praticamente nessun ricordo di quello che sto vedendo. Ancora una volta capisco la differenza tra correre in moto e PERcorrere in bicicletta. In moto attraversi il paesaggio, in bicicletta lo vivi. La velocità più bassa ti permette di vedere dettagli che altrimenti spariscono, di sentire i profumi, di accorgerti di una casa, di una torre, di una baia, di una curva che improvvisamente apre il panorama.

.

A Pinu ci fermiamo per fare rifornimento di acqua e prendere qualche snack e, naturalmente, mi lascio catturare dal negozio di souvenir. Ne uscirò con una calamita per il nostro frigorifero, un adesivo che finirà sul parafango posteriore della bici e, soprattutto, delle cartoline con tanto di francobolli. Una roba che fa molto vacanza anni ’90. Ma proprio per questo mi piace:“adorable” come dicono qua.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Alimentari – Tabacchi – Souvenirs… oltre che benzinaio e fontana di acqua fresca
.
.

Ripartiamo e attraversiamo un incredibile taglio nella roccia costiera, per poi passare davanti alla miniera di amianto di Canari. Un cartello ricorda gli oltre 1.400 operai che nella prima metà del Novecento hanno lavorato qui senza alcuna protezione, mettendo a rischio la salute e la vita.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
La fabbrica di amianto di Canari che all’apparenza sembra anche una cava
.
.
Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
La spiaggia di Marine di Giottani
.

Poco dopo arriva un’altra sorpresa: la spiaggia nera di Nonza. Il colore scuro della spiaggia, il contrasto con il mare ed il piccolo centro abitato ci lasciano senza parole. È molto diverso da quello che abbiamo incontrato durante la giornata: il paese brulica di vita, locali e persone che fanno l’aperitivo.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
La spiaggia nera di Nonza e sulla sinistra il villaggio con la sua tipica torre di avvistamento
.

Noi, invece, siamo ancora in modalità bicicletta e, dopo l’ennesima discesa fino al livello del mare, mi viene da chiedermi quante volte, oggi, siamo passati dall’avere le onde accanto a noi al risalire per osservarle dall’alto. Il ciclocomputer ha una risposta molto più precisa delle mie sensazioni: siamo già ben oltre i 1.500 metri di dislivello positivo. E manca ancora un’ultima salita.

.

La affrontiamo entrando nuovamente nell’entroterra dove finalmente la strada comincia a scendere verso Saint-Florent. Albergo. Doccia. Relax. Cena in centro, Saint-Florent brulica di vita e di vacanzieri alla ricerca di un posto dove mangiare. Facciamo quattro passi tra le vie tipiche che di sera diventano coloratissime e tremendamente fotogeniche. Ci sarebbe ancora voglia di stare in giro, guardare la gente, fare fotografie e perderci un po’ tra le stradine.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
La vista dalla camera dell’albergo. C’è il climatizzatore. Il letto è lungo e comodo. La stanza è pulita. Non c’è nulla di più da chiedere dopo una giornata in sella
.
.
.
.
.

Ma ad un certo punto la stanchezza presenta il conto. Torniamo verso l’albergo. Sui tavolini davanti all’ingresso scrivo le cartoline ed in camera mi metto a scrivere il racconto di questa giornata. L’emozione è ancora forte perché sono quasi le due di notte e non riesco ad addormentarmi.

Peace & love a tutti. Ci si rilegge domani.

CORSICA MARE&MONTI – Giorno3
Il deserto, l’incontro con Donato, la montagna

Chicco è un bravo ragazzo. Lo era già ai tempi delle scuole superiori, quando entrambi facevamo il possibile per sopravvivere passandoci bigliettini durante i compiti in classe, e lo è ancora oggi quando, appena svegli, gli chiedo:

«Ho russato stanotte?»
«Sì, un po’…»
«Potevi svegliarmi»
«Ma no, dopo un po’ hai smesso»

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Prima cosa da fare, dopo colazione: spedire le cartoline
.

Quindi la mia convinzione di non russare si è definitivamente rivelata vana. Usciamo a fare colazione in una nuova boulangerie, ricomponiamo i bagagli, vado a spedire le cartoline e partiamo. Entrambi abbiamo un passato da motociclisti, anzi, a dire la verità lui lo è ancora e durante le nostre giornate corse ci capita spesso di commentare le moto che vediamo ai bar o che ci sorpassano.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Salutiamo Saint-Florent o San Fiorenzu come la chiamano i Corsi
.

Uscendo da Saint-Florent, ad un incrocio, vedo una Yamaha Ténéré 660 identica a quella che avevamo mio padre ed io una ventina di anni fa. Ne avevamo una a testa, entrambe nere e le targhe erano separate da soli quattro numeri perché erano state immatricolate a poche ore di distanza. Insomma, guardo questa Ténéré che mi passa davanti e leggo il numero di targa: DM37051

Ci ragiono. Uhm. Se ricordo bene, la mia era targata DM37047. “Stai a vedere che” ed infatti, più tardi, sono andato a scartabellare tra le foto del mio blog e… sì. Era proprio la moto di mio papà. Incredibile averla rivista e soprattutto averla rivista proprio qui, in Corsica!

Eccola. La Yamaha Tenerè di cui ho raccontato in “Rotolarsi nel fango
.

Nel frattempo, mentre io ragiono sui numeri di targa stiamo pedalando ed è subito salita, direzione Désert des Agriates; ci rendiamo presto conto che rimpiangeremo il vento del giorno precedente, perché oggi è completamente assente ed il sole ci arriva addosso senza nessuna pietà. La compilation musicale del giorno, cantata ovviamente ad alta voce è leggermente cambiata: partiamo con i Pinguini Tattici Nucleari con “Bottiglie vuote” passando per Lauryn Hill con “Doo Wop” e poi nuovamente Zucchero & Pavarotti perchè ci sono alcuni passaggi che mi mettono i brividi a pensarci:

ma che mistero è la mia vita, che mistero, sono un peccatore dell’anno ottantamila, un menzognero! Ma dove sono e cosa faccio, come vivo? Vivo nell’anima del mondo, perso nel vivere profondo! Miserere, misero me, però brindo alla vita! […] E vedo il mare e le foreste. Vedo me che….

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Deserto è deserto, nel senso che non c’è nulla se non natura
.
.

Il Désert des Agriates, nonostante il nome, non è un deserto nel senso in cui siamo abituati ad immaginarlo: niente dune e niente sabbia a perdita d’occhio. È piuttosto una grande distesa selvaggia di macchia mediterranea, rocce e pascoli, un territorio che per secoli è stato utilizzato per l’agricoltura e la pastorizia e che nel corso del Novecento è stato progressivamente abbandonato, fino ad assumere quell’aspetto così solitario che gli è valso il nome di “deserto”.

Sulla strada c’è un gran viavai di moto e grossi fuoristrada 4×4, comitive che si addentrano nelle numerose sterrate della zona. La presenza dell’uomo si limita alla strada asfaltata e a pochi edifici che la costeggiano. Per il resto ci sono soltanto macchia mediterranea, rocce e, in lontananza, il mare. Un paesaggio molto suggestivo.

.

Una lunga e divertentissima discesa dall’asfalto perfetto ci conduce all’incrocio con la trafficata T30, che però abbandoniamo dopo un centinaio di metri a favore di una stradina anch’essa dall’asfalto perfetto, ma stretta e deserta. Cominciamo ad attraversare una valle dove l’impatto dell’uomo è nullo, la strada si inerpica gradualmente tra cespugli bassi ed enormi piante di fichi d’India e il sole, anche in questo tratto, picchia duro.

Ma siccome l’unica “media” che ci interessa non è quella relativa alla velocità, bensì quella relativa alla dimensione della birra a fine giro, mettiamo il rapporto più agile che abbiamo e saliamo. Di tanto in tanto ci fermiamo sotto qualche albero e, durante una delle pause, mi rilasso addirittura sdraiato direttamente sulla strada perché il traffico è totalmente assente. La tappa di oggi è veramente MARE&MONTI: siamo partiti dal mare di Saint-Florent e il nostro obiettivo è raggiungere i monti della valle dell’Asco.

.

Prima, però, dobbiamo arrivare a Novella, che appare molto sopra le nostre teste, all’uscita di un tornante. Dato il caldo, le nostre borracce sono vuote ormai da alcuni chilometri, ma una volta raggiunto il minuscolo centro abitato una gentile signora, forse vedendo i nostri visi ricoperti di sudore, ci invita nel cortile di casa e si offre di riempirci le borracce con acqua fresca. Una manna dal cielo.

.

Attraversiamo il minuscolo paese e scopriamo che l’unico bar è chiuso. Però ha un tavolino all’ombra, direttamente sulla strada, e decidiamo di approfittarne per mangiare tutto ciò che ci è rimasto: una barretta di cioccolato fondente 85% e una bustina di frutta secca. E’ proprio mentre siamo seduti al fresco che avviene uno di quegli incontri che possono cambiare completamente una giornata, se non addirittura lasciare un segno sull’intero viaggio.

Arriva un signore e ci chiede se siamo italiani.

Alla nostra risposta affermativa comincia a parlare con noi in un italiano quasi perfetto, ma con quello splendido accento che solo i francesi hanno. Si chiama Donato. È il proprietario della Citroën beige che avevo fotografato pochi minuti prima e ci racconta orgoglioso di avere anche una Fiat 500 d’epoca, comprata a Napoli.

Gestisce il bar di Novella, che è comunale e ci invita a prendere da bere, tutto quello che vogliamo, e ci spiega con naturalezza:

“Qui i prezzi sono bassi perché non ci serve guadagnare dalla vendita, lo facciamo per la comunità. Da qui passa la GT20, un percorso per ciclisti che attraversano la Corsica, e ci piace aiutare chi ha bisogno di mangiare e bere qualcosa”

Poi ci racconta del suo passato da insegnante, del suo amore per lo sci, per Limone Piemonte e Prato Nevoso, dove va tutti gli anni per una settimana bianca. Ha imparato a sciare proprio ad Asco, la nostra destinazione di oggi.

Un’altra delle tante sorprese che difficilmente si assocerebbero alla Corsica è che sull’isola esistono tre piccole stazioni sciistiche. L’avevo scoperto nel 2012, durante il mio primo giro in moto e la cosa mi aveva stupito parecchio perché, nella mia testa, la Corsica era spiagge, mare ed estate. L’idea di poterci anche sciare mi sembrava quasi assurda ed invece il Monte Cinto, il più alto dell’isola, arriva a 2.706 metri e sulle sue pendici d’inverno si accumula tanta neve e quindi si scia. Durante la pianificazione di questo viaggio mi sono quindi imposto una cosa: andare a vedere gli impianti di sci.

Ringraziamo Donato per l’accoglienza, ma adesso dobbiamo ripartire, anche se un po’ a malincuore. Alla fine sono le persone a fare un luogo e credo che difficilmente dimenticheremo Novella, proprio grazie all’incontro con questo signore dai capelli bianchi che è venuto ad aprire il bar comunale solo per noi.

Sono questi gli incontri che, durante un viaggio, ti fanno tornare a casa con un po’ più di fiducia nella gente e nell’umanità.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
La stazione di Novella, ora adibita ad ostello
.

Ripartiamo ancora in salita e raggiungiamo la vecchia stazione ferroviaria di Novella, oggi trasformata in gîte d’étape, una struttura per escursionisti e viaggiatori. La rete ferroviaria corsa attraversa infatti anche questa zona piuttosto montagnosa e la vecchia stazione è stata recuperata proprio per dare ospitalità a chi percorre questi itinerari.

Altra salita. La strada ci conduce al passo di Bocca à Croce dove, con il mare ormai lontano alle nostre spalle, scolliniamo in una nuova valle che, se possibile, è ancora più selvaggia e deserta.

.
.
.

Qui l’asfalto è tutt’altro che perfetto e attraversato di tanto in tanto da qualche serpente, mentre le mucche pascolano tranquillamente a bordo strada, completamente incuranti della nostra presenza e anche di alcuni rottami di auto capottate, bruciate e ricoperte di ruggine che sembrano essere lì da chissà quanto tempo.

.
.

.

.
.

La ferrovia corre dall’altra parte del fiume che in estate è poco più di un alveo secco di pietre e arbusti.

Ritorniamo sulla trafficata T30 per pochi chilometri, fino all’incrocio con la strada che ci condurrà finalmente all’interno della Corsica più montana, verso la valle dell’Asco.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
La stazione sciistica di Haute-Asco è la nostra destinazione finale. Simpatico il fatto che qui la chiamano Campu di Neve
.
.

Sono ormai passate le quattro quando Chicco annuncia:

«Oh, nonostante da quando siamo sbarcati in Corsica abbiamo mangiato una pizza al giorno… con la fame che mi è venuta… sai che ne mangerei una anche oggi?!»

E così, come se avessimo appena sfregato la lampada e il genio avesse deciso di esaudire il nostro desiderio, improvvisamente si materializza davanti a noi un chiosco con una pergola, della musica e un avventore che parla italiano con quello stesso piacevole accento francese di Donato. E cosa c’è di meglio? Sta scaldando il forno e può prepararci una pizza in pochi minuti.

Così sia. La nostra pizza quotidiana è servita, accompagnata da acqua, birra Pietra — la tipica birra corsa a base di castagne — e Orangina. Ripartiamo con un altro ghéddu nelle gambe.

Per chi non è piemontese: ghéddu è una di quelle espressioni dai molteplici significati che, a seconda di come la usi, possono voler dire praticamente tutto. In questo caso identifica la nuova forza che improvvisamente ti torna nelle gambe dopo aver mangiato e bevuto.

E finalmente entriamo davvero nella valle dell’Asco. Davanti a noi compaiono paesaggi completamente inaspettati, quasi da Il Signore degli Anelli. Il fiume che dà il nome alla valle scorre tra muri di roccia altissimi e selvaggi che, in alcuni punti, assumono quasi l’aspetto di un canyon.

.

Nelle pozze di acqua trasparente, dalle sfumature verdi e blu, alcune persone stanno facendo il bagno. La strada è stretta e tortuosa e anche qui ci sono mucche che pascolano liberamente ai bordi e, a dire la verità, anche direttamente sull’asfalto.

Continuiamo a pedalare in salita all’ombra dei costoni di roccia, finché compare il paese di Asco che sembra appoggiato su un balcone scavato nella pietra.

.

È qui che, questa mattina da Saint-Florent, abbiamo prenotato il nostro albergo per la notte e scopriamo che c’è anche una piscina, la cui temperatura è più o meno quella del fiume, ossia ghiacciata ma perfetta per le nostre gambe stanche dopo averci spinto dal livello del mare fino a questa montagna selvaggia. Ci tuffiamo e ci prendiamo tutto il refrigerio possibile.

.

La sera ceniamo sotto un porticato, con vista sulla valle e sulle montagne che lentamente si trasformano in profili scuri.

Dopo cena usciamo a visitare il caratteristico borgo, illuminato dalla luna e da qualche lampione sparso qua e là. È tutto molto silenzioso finché nel buio più totale ci troviamo davanti ad una sagoma che ci fa prendere un mezzo spavento.

.

Una mucca, una placidissima mucca che, incurante di noi, sta semplicemente mangiando fichi direttamente dalla pianta.

Evidentemente anche lei ha prenotato il suo dessert per la serata. Direi che per oggi può bastare. A dormire, che domani ci aspetta l’ultimo tratto in salita per raggiungere gli impianti da sci. O, come li chiamano qua, u Campu di Neve.

Notte.

CORSICA MARE&MONTI — Giorno4
La neve, lo skilift e poi di nuovo il mare

La sveglia è puntata alle 6.00 perché oggi vorremmo andare nel punto più alto della valle dell’Asco, dove ci sono gli impianti di risalita.

Lentamente, faticosamente e pigramente ci prepariamo ad uscire e troviamo le bici innaffiate dall’irrigatore del giardino, cosicché abbiamo anche i caschi fradici: ok, caschi in stanza ad asciugare, perchè 13° e teste bagnate non vanno d’accordo.

Assistiamo ad una scenografica alba mentre ci lasciamo alle spalle l’abitato di Asco e subito la strada si fa piccante come pendenze, al punto che, nonostante le temperature basse, iniziano a comparire le prime gocce di sudore.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
L’alba del 24 agosto 2026 vista da Asco
.

Non appena spunta il sole le rocce esplodono di colori caldi e contrastati mentre la valle si snoda selvaggia davanti a noi, con grandi pini marittimi che costeggiano l’asfalto.

.

È un paesaggio di alta montagna che stride con ciò che ci dice il GPS: al momento non siamo neanche a 1.000 metri sul livello del mare eppure sembra di essere su qualche strada alpina.

Le pendenze, che continuano ad essere spesso in doppia cifra, ci fanno rapidamente guadagnare quota ma altrettanto rapidamente perdere energie. Siamo a stomaco vuoto e lo sentiamo subito nelle gambe.

.

Le montagne che ci sovrastano hanno forme e aspetto quasi dolomitici e sono le più alte dell’isola, al punto che, mentre ansimiamo sugli ultimi tornanti, notiamo ancora alcune lingue di neve sulle pareti esposte a nord. Incredibile vedere la neve in Corsica: non l’avrei mai pensato quando siamo partiti.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
A centro fotogramma si possono vedere alcune lingue di neve, incredibilmente hanno resistito in mezzo al Mediterraneo a fine agosto
.

Le ultime fatiche ci conducono alla fine della strada, dove troviamo alcuni edifici che, seppur alla lontana, ricordano qualcosa di alpino. E poi eccolo: lo skilift che si inerpica per qualche centinaio di metri permettendo agli sciatori corsi di divertirsi sui 1.400 metri complessivi delle due pista del piccolo comprensorio.

.
.
Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Siamo sotto al Monte Cinto che avevamo visto dal Moulin Mattei
.

Ieri Donato ci aveva accennato ad un progetto di espansione del comprensorio ma i lavori non sono mai iniziati. Comunque, a me vedere uno skilift in Corsica ha stampato un sorriso in faccia. Era uno degli obiettivi del viaggio e adesso eccolo lì, davanti a noi.

Scendiamo velocemente all’albergo per consumare l’abbondante colazione che ci attende e dove scopro l’esistenza del pain perdu: incroyable è dir poco…

Dopo aver mangiato come “porcu selvaticu” (cinghiale in lingua corsa) carichiamo le borse e ci dirigiamo verso Bastia per chiudere l’anello complessivo del nostro viaggio.

Pensavamo che ci attendesse una lunga ed infinita discesa verso il mare, ma la realtà è ben diversa: continui mangia&bevi che obbligano a poco simpatici rilanci in salita, oltre alla presenza del tanto traffico di auto e camion.

Quando finalmente vediamo il mare crediamo di avere il risultato in tasca, ma un dedalo di strade ci conduce lentamente verso Bastia.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Siamo finalmente arrivati alla cittadella fortificata di Bastia
.
.

Fa caldo e anche oggi abbiamo accumulato più di 1.000 metri di dislivello positivo, così, quando arriviamo in città e vediamo che l’acqua del porto è incredibilmente limpida, decidiamo di lavarci via il sudore di dosso con un ultimo tuffo, direttamente con i pantaloncini da ciclismo. È la conclusione ideale del nostro bellissimo giro in Corsica.

Siamo in acqua, con il traghetto già in vista, e penso che solo poche ore prima eravamo lassù, davanti ad uno skilift, con la neve ancora visibile sulle montagne.

Adesso invece siamo in mare.

È probabilmente la sintesi migliore di questi quattro giorni: la nostra Corsica mare&monti oggi si è trasformata in monti&mare. Sono i contrasti incredibili di quest’isola magica.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
Ultima scritta fotografata al porto di Bastia
i vostri antenati partigiani si rivoltano nelle loro tombe
.
Consiglio questo bellissimo documentario di Nova Lectio a chi vuole comprendere meglio i contrasti della Corsica, il perchè dei cartelli crivellati di fori e delle scritte sui muri. Veramente bello e ben fatto (come tutti i loro documentari)
.

Abbiamo iniziato il viaggio dal mare di Bastia, siamo saliti lungo il Cap Corse, abbiamo pedalato tra torri genovesi, baie turchesi, macchia mediterranea e paesi di pescatori, siamo entrati nell’interno dell’isola, abbiamo incontrato persone che difficilmente dimenticheremo e siamo arrivati fino alle montagne dell’Asco, dove abbiamo trovato la neve e uno skilift. Adesso siamo di nuovo qui, con le bici appoggiate sul parapetto del lungomare, le borse ancora montate e noi due a mollo nel porto di Bastia come se fosse la cosa più normale del mondo.

E soprattutto abbiamo chiuso l’anello, comprensivo di tutte le varianti “optional” che avevamo ipotizzato: la discesa a Tollare, il punto più a nord e la salita fino al punto più alto della selvaggia valle dell’Asco.

Per gli amanti dei numeri:

1° giorno: 13.8km – 124m+
2° giorno: 110.3km – 1.624m+
3° giorno: 80.8km – 1.335m+
4° giorno: 100.8km – 1.295m+

Totale: 305.7km – 4.378m+
.

E, come succede spesso alla fine di un viaggio in bicicletta, mi sento contemporaneamente soddisfatto, po’ nostalgico ma sicuramente sazio di ciclismo. Sono queste piccole avventure che aggiungono ulteriore colore alla mia esistenza e sono felice di averla condivisa con Chicco, due compagni di classe delle superiori che sparano ancora cazzate insieme a quasi trent’anni di distanza.

Ma adesso comincio ad avere voglia di casa, della mia famiglia, delle mie cose, del mio letto e di quel comodo divano sul quale, tra qualche ora, potrò finalmente sedermi e cominciare a raccontare questa nuova, fantastica avventura.

Immagini della nostra Corsica in bici in stile bikepacking
L’avventura corsa finisce così, con un ultimo saluto dal traghetto a Cap Corse ed all’isola di Giraglia
.

Perché alla fine viaggiare in bicicletta è anche questo: partire per andare lontano e tornare a casa con ancora più cose da raccontare. Peace & love. Alla prossima avventura.