L’appetito vien mangiando. E la fame di MTB ci è tornata forte dopo il giro della settimana scorsa al Moncenisio. Siccome 3BMeteo marca neve e pioggia in Valsusa, abbiamo deciso di cambiare programma e tirare fuori dal cassetto un giro che ci ripromettiamo di fare da tempo.

Ma per un motivo o per l’altro lo abbiamo sempre rimandato: la traversata della Valsessera in MTB, dal Bocchetto Sessera alla Bocchetta della Boscarola, per poi sconfinare in Valsesia e raggiungere l’Alpe di Mera. Insomma, un programma niente male per una giornata d’autunno.

Una giornata autunnale da cartolina: lo spettacolo del foliage

Mentre percorriamo in auto la Panoramica Zegna, mi accorgo che questa è una di quelle giornate autunnali capaci di regalare panorami incredibili: l’aria è tersa, i colori del foliage cominciano a dare il meglio e la visibilità sembra quasi irreale.

Traversata della Valsessera in MTB: dal Bocchetto Sessera lo sguardo arriva lontanissimo, fino alla pianura. Riesco a distinguere le torri della centrale di Leri, nei pressi di Trino e il ripetitore di Moransengo
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Traversata della Valsessera in MTB: dal Bocchetto Sessera lo sguardo arriva lontanissimo, fino alla pianura. Riesco a distinguere le torri della centrale di Leri, nei pressi di Trino e il ripetitore di Moransengo
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Insomma, una di quelle giornate in cui ti viene voglia di fermarti ogni cinque minuti a fare fotografie. E qui si apre un altro capitolo a parte: siccome nella mia vita ho più dubbi che certezze, e siccome sto iniziando a stufarmi di fare le foto soltanto con lo smartphone, oggi ho deciso di portarmi dietro una vecchia Sony DSC-WX300.

Il motivo è semplice: il mio Motorola G72, costato cento e rotti euro, fa il suo lavoro, ma sento sempre più la mancanza di uno zoom ottico vero, quello che ti permette di avvicinare un particolare del paesaggio senza dover ritagliare una fotografia fino a farla diventare un francobollo.

La Sony in questione ha una quindicina d’anni sulle spalle e uno zoom ottico 20x. Non pretendo miracoli, ma voglio capire se possa ancora avere un senso affiancarla allo smartphone. Oggi, quindi, oltre alla MTB, c’è anche lei nello zaino.

Verso l’Alpe Artignaga, tra sterrate ed un po’ di polemica

Al Bocchetto Sessera ci accolgono sei gradi e un bel sole. L’aria è frizzante, quella che ti fa apprezzare ancora di più il momento in cui cominci a pedalare; puntiamo subito verso l’Alpe Artignaga, seguendo la larga sterrata che tra qualche settimana, neve permettendo, diventerà una pista da sci di fondo.

Traversata della Valsessera in MTB: foliage pedalando verso Alpe Artignaga
Traversata della Valsessera in MTB: foliage pedalando verso Alpe Artignaga
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Il percorso è piacevole e il paesaggio comincia subito a ricordarci perché siamo venuti fin qui. L’arrivo alle baite dell’alpeggio è sempre un bel colpo d’occhio: un luogo che sembra fatto apposta per rallentare, guardarsi intorno e dimenticarsi per qualche minuto di tutto il resto.

Traversata della Valsessera in MTB: Alpe Artignaga
Traversata della Valsessera in MTB: giunti ad Alpe Artignaga
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Ma noi siamo in MTB e, come spesso accade, il bello deve ancora arrivare. Cominciamo a scendere e, quando ormai siamo sulla via del ritorno verso valle, ci troviamo davanti un cartello che vieta il transito alle biciclette per lavori di manutenzione. Ora, una domanda mi sorge spontanea: ma è possibile piazzare un divieto del genere quando la discesa è già iniziata?

È la solita gestione che, per esperienza personale, mi lascia perplesso. Conosco l’Oasi Zegna da anni e trovo davvero un peccato che un territorio così bello sia gestito da una comunicazione che considero poco attenta a chi lo frequenta.

Noi proseguiamo e lungo il tratto che percorriamo non incontriamo lavori in corso. Il sentiero, però, è tutt’altro che una passeggiata in bicicletta: radici, fondo sconnesso e tratti nei quali la pedalabilità è davvero minima ci accompagnano fino al ponte sul torrente.

Ed è qui che mi viene da pensare a chi potrebbe trovarsi nella nostra stessa situazione senza avere molta esperienza. Immagino una famiglia che affitta una e-bike, vede la cartellonistica che propone questo itinerario e decide di trascorrere una giornata in montagna. Magari è la prima volta che qualcuno sale in sella a una mountain bike. Poi arriva qui, imbocca una discesa piena di radici e sfasciume e si ritrova a fare i conti con un percorso che probabilmente non si aspettava. Non esattamente il modo migliore per invogliare un principiante a continuare a pedalare.

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Fine della polemica perché, nonostante tutto, l’arrivo alla cascata e al ponte sospeso è davvero scenografico. Il paesaggio ripaga ampiamente della fatica e ci riporta su una larga sterrata, che ci conduce verso la Casa del Pescatore da dove imbocchiamo la strada bianca che ci porterà verso la Valsesia, attraversando la Bocchetta della Boscarola.

Dalla Valsessera alla Valsesia

La strada si snoda tra boschi e alpeggi, con i colori dell’autunno che cambiano continuamente: basta pedalare, guardarsi intorno e lasciare l’anima riempirsi di buone sensazioni.

Traversa della Valsessera in MTB: incontriamo anche le vacche impegnate nella transumanza autunnale
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Mentre il paesaggio continua a regalarci sfumature che vanno dal verde ancora presente ai gialli e ai marroni più intensi arriva il momento di fermarsi. Prima di raggiungere la Bocchetta della Boscarola, ci concediamo una pausa al sole. Tiriamo fuori qualche panino, un pezzo di cioccolato fondente con le nocciole e il nostro immancabile thermos di caffè d’orzo con sciroppo d’agave.

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Non c’è molto altro da aggiunger, questo è il nostro modo di vivere la MTB e la montagna, ci basta trovare un posto tranquillo, mangiare qualcosa di buono, chiacchierare e goderci il momento. E magari scattare qualche fotografia.

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La Bocchetta della Boscarola, con i suoi panorami e il senso di passaggio tra due valli, è un luogo che merita una sosta. Per me, però, fino a oggi era sempre stata anche il punto in cui girarmi e tornare indietro. È la terza volta che faccio questo giro e le altre due occasioni si erano concluse qui per tornare al Bocchetto Sessera, questa volta invece decidiamo di proseguire.

Traversa della Valsessera in MTB: Bocchetta della Boscarola
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Alpe di Mera e qualche dubbio sulla MTB

Sconfiniamo finalmente in Valsesia e puntiamo verso l’Alpe di Mera, una piccola località montana che regala una vista spettacolare sulla valle sottostante e sul Monte Rosa. È proprio questo il bello di tornare in un posto già conosciuto: a volte basta cambiare programma di pochi chilometri per scoprire qualcosa che, pur essendo lì da sempre, non avevamo mai visto.

Traversa della Valsessera in MTB: Alpe di Mera
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Dopo esserci goduti il panorama, riprendiamo la strada dell’andata e torniamo alla Bocchetta della Boscarola dove ci fermiamo un momento per sistemare le nostre MTB ed è proprio qui che cominciano a riaffiorare alcuni pensieri che mi porto dietro da tempo.

Devo ammettere che questa pausa mi infastidisce un po’. Non tanto per quello che dobbiamo fare, quanto per ciò che rappresenta: proprio come scrivevo la settimana scorsa nel racconto del Moncenisio, sto iniziando a desiderare un modo più semplice di vivere la mountain bike. Sono anni che penso che, per come pedalo e per la tipologia di percorsi che frequento, una full-suspended sia probabilmente superflua. Sì, lo so: sembra una bestemmia per qualcuno.

Ma quando mi ritrovo a gonfiare e sgonfiare sospensioni, bloccare e sbloccare ammortizzatori e perdere tempo dietro a regolazioni che, almeno per me, non fanno tutta questa differenza, comincio a chiedermi se non stia complicando inutilmente qualcosa che dovrebbe essere soprattutto divertimento.

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Vorrei tornare a qualcosa di più essenziale. Una MTB front, magari. Una bicicletta semplice, concreta, con quella linea pulita che, almeno esteticamente, per me rappresenta ancora l’essenza della mountain bike.

Non è detto che lo farò davvero, naturalmente. Però il pensiero rimane. E non è l’unico perchè ultimamente, durante le discese, soffro parecchio di formicolio ai palmi delle mani. Così sto pensando di tornare a quelle che qualcuno potrebbe definire le manopole più sfigate del mercato: le classiche manopole nere in spugna da tre euro.

Quelle semplici, leggere, brutte quanto basta per non doverle fotografare eppure, sulla mia bici, mi regalavano un comfort pazzesco.

A volte mi chiedo se non passiamo troppo tempo a cercare la soluzione tecnologicamente più evoluta, dimenticandoci che quella più semplice potrebbe essere proprio quella giusta per noi. Ma suvvia, non è il momento di farsi troppe domande. Siamo in montagna, il sole è ancora alto e ci aspetta il ritorno.

Il ritorno e la prova della vecchia Sony

Riprendiamo a pedalare con l’umore decisamente alto. Le luci del tardo pomeriggio cominciano ad allungarsi e il paesaggio si trasforma ancora una volta. I colori si fanno più caldi, le ombre attraversano la strada e ogni curva offre uno scorcio diverso. È una di quelle giornate che, mentre le stai vivendo, sai già che ricorderai volentieri.

Arriviamo all’auto con la consapevolezza di aver trascorso un’altra giornata di quelle che riempiono l’animo di panorami, soddisfazione e serenità.

Traversata della Valsessera in MTB: ecco quando una vecchia compatta batte uno smartphone. Lo zoom x20 serve per isolare un dettaglio o un pattern a distanza di centinaia di metri
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E la vecchia Sony DSC-WX300? Beh, ha fatto il suo lavoro, senza eccellere, naturalmente. Sarebbe assurdo pretendere da una compatta di una quindicina d’anni fa le prestazioni di uno smartphone moderno.

Il dettaglio delle immagini è piuttosto modesto rispetto a quello del Google Pixel di Moreno, e in alcune situazioni la differenza si vede tutta. Però c’è una cosa che continua a fare bene: lo zoom ottico 20x.

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Quando vuoi isolare un particolare lontano, avvicinare una baita o inquadrare un elemento del paesaggio senza ricorrere a ingrandimenti digitali aggressivi, la vecchia Sony ha ancora qualcosa da dire e con qualche intervento in Lightroom riesco anche a recuperare decentemente le fotografie.

Considerando le dimensioni ridotte e la possibilità di portarla nello zaino (o in tasca) senza pensarci troppo, merita sicuramente una seconda possibilità. Da rivalutare assolutamente.

E così, tra una vecchia fotocamera che torna a fare il suo mestiere, qualche dubbio sulla full-suspended e la voglia di semplificare un po’ tutto, si conclude la nostra traversata della Valsessera in MTB. Un’altra giornata in montagna, un altro percorso da ricordare e, come sempre, qualche idea nuova che probabilmente mi porterò dietro fino alla prossima uscita. Perchè al termine di ogni pedalata c’è prima un senso di serenità e poi subito la voglia di ripartire nuovamente.

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