La magia della stampa… 2° Parte

2015-11-19_125047
Leggi anche:
La magia della stampa – 1° Parte
La magia della stampa – 3° parte

A quasi un anno di distanza dal primo articolo sulla stampa torno a raccontare miei pensieri sull’argomento. Anzi derivati da esso. Premetto che in questo articolo parlerò di fotografie personali e non di scatti lavorativi.
Sei mesi fa mi è arrivata un’offerta interessante, un pacchetto a prezzo promozionale di 500 foto 10×15 più una ventina di ingrandimenti 20×30 e 30×40. Sapendo che la selezione di mezzo migliaio di immagini è un lavoro lungo ho rimandato e rimandato finchè ad inizio novembre mi sono deciso. Sono immagini mie, di famiglia, vacanze, viaggi, gite&c. Così una sera mi sono riguardato tutte le foto dal 2008 ad oggi selezionando quelle che mi piacevano e copiandole in una cartella dedicata. Ormai a notte fonda ho pensato: sarò poco sopra le 500…

Ero a 1700!!! Panico. Allora ho iniziato a scremare, due su tre andavano depennate. Ho capito una cosa: diaframma 1.8, messa a fuoco perfetta, composizione, rumore, grana, dettaglio sono tutte cose giuste ma alla fine è il ricordo legato al momento dello scatto che fa la differenza. Ho cancellato tanti paesaggi perfetti ma forse un po’ sterili mentre, all’opposto, ho tenuto tante foto “nostre” che magari erano leggermente storte o micro-mosse ma che mi facevano sentire bene. Ho tenuto tanti paesaggi in cui c’erano amici ed ho capito una cosa: per ogni paesaggio che voglio immortalare devo scattare almeno 2 foto, una di paesaggio puro ed una di paesaggio con una figura umana a cui sono legato. Con la prima cerco clienti sui social-network e con la seconda ci faccio le stampe con i ricordi della mia vita. Delle foto in Africa (1200 scattate – 800 sistemate – 113 scelte) ho 50% foto di leoni&c e 50% foto nostre, magari scattate da qualcuno che manco sapeva cosa avesse tra le mani o cosa fosse una regola dei terzi. Eppure le stampo. Mi piacciono. Mi rendono felice…

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WeekEnd a Vicoforte di Mondovì – Quelle due ore con Davide a far foto sotto la neve mi erano molto piaciute. E anche se non si vede in viso so che quello è lui. Rispetto alla prima la trovo più completa. Il top sarebbe stato farlo girare a guardare in camera…

Guardo le foto della Scozia: immagini pazzesche ma le sfoglio e sono dispiaciuto perchè, incantato dalla natura incredibile che mutava curva dopo curva, alla fine ho scattato al 99% percento ho tanti panorami incantevoli e poche foto di Stefania. Mi tornano in mente le parole di un amico, il quale tempo fa scrisse che sua moglie voleva fare spesso autoscatti ma lui ne era disgustato. Però con il passare del tempo stava cambiando idea… ebbene pure io sto tornando sui miei passi.

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Salita invernale alla diga dell’Agnel – Anche se molto piccola e contestualizzata nel panorama la presenza di Andrea aggiunge qualcosa al ricordo che la prima foto non ha…

A conferma di ciò, qualche mese fa ho visto un album di foto di una coppia di amici. Le foto erano fatte con compattine. Tantissimi selfie. Pochi paesaggi. Tantissimo flash di quello che abbaglia. Eppure ero incantato dalla voglia di raccontare la loro storia insieme. Foto storte, sgranate, mosse. Eppure raccontavano comunque tanto nonostante l’imperfezione…

SudAfrica – The Twelve Apostles: ormai è chiaro quale ho scelto da mandare in stampa…

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Lele ad Albugnano – Scattata con un IPhone4 – Uno strano pomeriggio post-lavorativo. Da stampare in 10×15 va benissimo…

Notturna del Nivolet – Stampate entrambe ma trovo che l’una senza l’altra perderebbe di significato…

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Prima foto di famiglia insieme a Federico – 25° minuto di vita – Scattata dall’ostetrica. E’ micromossa ma non la metterei nel cestino per nessun motivo al mondo…

Con questo non voglio dire che ora comprerò tutti obiettivi scarsissimi o che non farò attenzione al micro-mosso. Però devo imparare a valutare meglio. Ho 250Gb di foto ed alla fine stampo quelle che mi fanno sentire bene. Nonostante tutto. Da tanti giri in moto sono tornato a casa con centinaia di scatti e magari ne stampo 3 o 4. Allora? Non sarebbe meglio scattare meno e magari godermi di più l’istante anche senza avere l’occhio nel mirino. Anche questo l’ho pensato guardando le foto del TT: 4000 scatti. Quattro giorni con l’occhio nel mirino. E se devo dire la verità non mi sono goduto ad occhio nudo neanche un passaggio di McGuinness. Non mi sono goduto l’istante perchè avevo l’ansia della composizione, della messa a fuoco, dell’immortalare, di portare a casa la foto. Avrei potuto scattare foto per 3 giri a gara e magari gli altri 2 sedermi e sentirmi semplicemente me stesso invece che sentirmi in obbligo di immortalare qualcosa…

Isola di Man - TT2015 - Stampate entrambe. Stesso discorso della notturna del Nivolet...

Isola di Man – TT2015 – Stampate entrambe. Stesso discorso della notturna del Nivolet…

Tutta questa tecnologia è un’arma a doppio taglio. Dobbiamo prestare attenzione: per bloccare l’attimo stiamo rischiando di perdere il piacere del vivere il momento. Così come ricercando la perfezione tecnica e tecnologica rischiamo di perdere l’essenza della fotografia stessa. Alla prossima. CiAoOo

P.S.: comunque alla fine ho comprato un ulteriore pacchetto da 200 foto perchè a 500 non riuscivo ad arrivare. Un’altra esagerazione portata dalla tecnologia. Penso che mio padre non abbia scattato 700 foto tutta la sua vita…

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