Decrescita fotografica felice ossia la…

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Potrei definirla come una decrescita fotografica felice oppure come una involuzione fotografica ed a pubblicarla sul proprio sito è un po’ come darsi la zappa sui piedi da solo… ma se si crede nelle proprie idee non c’è nulla di male a condividerle, ognuno può decidere se assimilarle o passare oltre :)

Ultimamente sto facendo una nuova rivoluzione fotografica che agli occhi di moltissimi sarebbe – anzi è – un notevole passo indietro che mi piace definire come #fotografiapanesalame, perché a tutti gli effetti è la volontà di ragionare e fotografare in modo molto più semplice…

Ma partiamo dall’inizio, ossia quando ho iniziato ad interessarmi alla fotografia, leggendo libri, forum e siti vari sui quali ho imparato che gli obiettivi f/2.8, o ancor meglio f/1.8, sono il top; l’1.4 è puro piacere per il fotografo, non parliamo dei Canon f/1.2 o del Leica 0.95: feticismo fotografico…
Ed infatti più un obiettivo è luminoso e più è il suo prezzo è alto, trasformandolo in un oggetto molto desiderato da appassionati e professionisti; così insieme alla prima reflex ho comprato un Tamron 28-75 f/2.8 perché era l’obiettivo ideale ad un prezzo onesto e ricordo una discussione in una mailing-list di amici fotografi in cui difendevo con foga la strada del 2.8 quando invece Mario affermava che il suo zoom f/4.0-5.6 era comunque un ottimo obiettivo. Sto parlando all’incirca del 2010/2011, periodo in cui ragionavo solo così, che poi è l’idea di tanti appassionati di fotografia, dei pro ed è ciò che si legge sui social e nei depliant anche perché nel pensiero comune il fotografo è colui che ha un corpo macchina da 2kg con un obiettivo gigantesco, ingombrante e bianco.

Bene. Per alcuni anni ho utilizzato con convinzione il Tamron 28-75 che poi ho venduto perché a f/2.8 era un po’ morbido ed il passo successivo è stato ancora più estremo, con il passaggio a 3 fissi di Nikon:

  • 35mm f/1.8G DX
  • 50mm f/1.8G
  • 85mm f/1.8G

La qualità delle immagini è cresciuta vertiginosamente – e per qualità dell’immagine intendo dettaglio e definizione – perché questi fissi, pur essendo la serie economica di Nikon sono spaventosamente buoni: veloci, dettagliati, con una profondità di campo ridotta ed in particolare l’85mm ha un bokeh splendido…
Mi presento ai matrimoni e mi trovo un mondo completamente nuovo: tempi di scatto più veloci, qualità ottima, soggetti a fuoco con sfocature posteriori stupende. Certo ci vuole un po’ d’impegno per il monta/smonta ma gli ISO scendono tanto, si dimezzano o anche più. Fantastico no?!

Si anzi no. Diciamo NI. Poi spiegherò il perché…
Nel frattempo faccio molti esperimenti con la stampa, con i diversi tipi di carte, con i diversi laboratori, formati, profili colore e scopro che se il laboratorio stampa le foto esattamente come inviate, senza ritoccarle con qualche assurdo programma automatico (occhio perché lo fanno in tanti) il rumore si attenua al punto che su carta opaca sparisce. Se stampo su tela non ne parliamo. Ed il dettaglio? Serve veramente? Uhm… si ma non tutto quello che i produttori ci vendono e che gli utenti dei forum bramano. La verità è che le fotografie vanno guardate su carta e non a monitor, anche se scattate in digitale. Pensiero personale già raccontato più volte. Quindi arriviamo ad inizio 2016 e diciamo che il problema rumore me lo sono tolto dai piedi. E pure quello del dettaglio a tutti i costi. Ma non si smette mai di imparare ed a volte si impara facendo qualcosa che teoricamente è giusto ma praticamente può essere sbagliato. Quale? Il bokeh…

A me piace tanto giocare con profondità di campo ridotte. Nei libri abbiamo studiato che una ridotta profondità di campo dona importanza al soggetto no?! E rende le foto tridimensionali no?!  Ed alla fine gli obiettivi luminosi sono i migliori no?!

Si ma in pratica no. Diciamo NI. Perché?
Mio padre, che di fotografia ci capisce qualcosa ma non troppo, mi ha spesso criticato gli scatti con tanto bokeh ma per me era comodo e logico pensare che lui fosse la mosca bianca, la voce fuori dal coro. Tutti vogliamo una profondità di campo ridottissima no?!
Poi ad Agosto 2015 fotografo il matrimonio di Anna&Davide, ed a foto consegnate la sposa mi chiedere se posso sistemarne una con Photoshop, per fare in modo che sua madre risulti a fuoco. Chiedo di indicarmi l’immagine e lei mi manda questa:

Gli comunico che questa foto non posso renderla “tutta a fuoco” con Photoshop, che esiste una legge ottica conosciuta con il momento di profondità di campo, che solo gli obiettivi luminosi creano sfondi sfocati ecc.ecc.
Risposta: tutto fantastico ma loro l’avrebbero preferita tutta a fuoco…

Continuo a testa bassa sulla mia strada, che è quella giusta perché la cercano tutti i fotografi e Anna&Davide non apprezzano il bokeh; ma un giorno incontro Laura&Daniele, fotografati a Giugno 2015 e tra una chiacchiera e l’altra mi chiedono se è possibile rendere entrambe gli sposi a fuoco in post-produzione: sono soddisfatti e contenti del servizio ma alcuni scatti li definiscono sfocati. In che senso? Nel senso che in chiesa se lo sposo è a fuoco la sposa è fuorifuoco o viceversa. Tanto per capirci stiamo parlando di queste due immagini:

Spiego loro che quello è il pregiato fuori-fuoco, goduria per l’occhio di tutti noi appassionati di fotografia, il Dio supremo delle leggi ottiche ecc.ecc.
Risposta: tutto fantastico ma loro l’avrebbero preferita tutta a fuoco…

Gulp!!! Mi trovo davanti ad un vicolo cieco perché a tutti gli effetti lavoro con clienti (anzi “per” clienti) i quali vedono il bokeh come un errore, un’anomalia, un difetto nell’immagine… quindi sono davanti ad un bivio che mi obbliga ad una scelta. Continuare come ora oppure…?!

Nello stesso periodo mi leggo l’interessante blog di Dan Milner che ritengo essere uno dei migliori fotografi di MTB del pianeta: ha un corredo di prim’ordine, con obiettivi tipo Nikon 14-24 + 24-70 + 70-200, Zeiss 18mm montati su corpi macchina Nikon D4 e D800 ma quando leggo i dati di scatto e rimango senza parole:

Nikon 50mm f1.4 @ f6.3
Nikon 70-200 f4.0 @ f8.0

Cioè. Milner compra ottiche top che poi diaframma come fossero dei veri fondi di bottiglia. Sarà mica impazzito a fotografare la cover del catalogo Patagonia con un Nikon 70-200 f4.0 (invece del 2.8) e lo diaframma a 9?
Ne ho conferma da Cliff Mautner, uno dei primi 5 migliori matrimonialisti negli Stati Uniti, un fotografo da 5000$ a servizio, con il top di Nikon di cui non sfrutta mai troppo la ridottissima profondità di campo delle sue ottiche luminosissime. Uhm…
Un ulteriore colpo al mio ego fotografico me lo piazza il Tamron 18-200 che mi ha fatto riflettere e di cui vi ho raccontato in questa piccola recensione.
Avevo un 28-75 ma lo trovavo comunque limitato, in quanto equivalente ad un 42-112, quindi lungo come grandangolare e corto come tele, ma anche montandolo su una full-frame il range non sarebbe cambiato molto; a me è sempre piaciuto il Nikon 18-105 (molto criticato sui forum – costo mi pare 250€) perché ha un’escursione più ampia e fruttabile ed infatti il primo servizio per MotorCycleNews l’ho fatto con quello insieme al Sigma 10-20; clienti e grafici Inglesi soddisfatti nonostante l’ottica sia ritenuta da tanti un entry-level. Ora il 18-200 mi apriva nuovi orizzonti di comodità ma il mio ego vacillava ulteriormente tra il rimanere attaccato alle credenze più diffuse (full-frame – f/1.4 e compagnia cantante) oppure abbracciare un mondo diverso, più semplice e meno esasperato…

Così il 4 giugno fotografo un matrimonio e, siccome Gaia è nata da soli 2 giorni, chiedo a Davide di venire a darmi una mano. Si presenta con Canon 7D + 5D Mark II, 10-24, 24-70 & 70-200 questi ultimi due entrambi 2.8. Durante i preparativi della sposa il mio adorato Nikon 85mm f1.8 rimbalza sul parquet: diaframmi inchiodati e addio 85mm ed addio bokeh cremoso.
Panico.
Ed ora con cosa fotografo in chiesa? Ok il 10-20, ok il 35mm ma il 50 è corto. Decisione estrema. S5Pro con 35mm e Nikon con il Tamron 18-200, il fondo di bottiglia, lo scherzo della natura e delle leggi dell’ottica, l’obiettivo da 149€ che sui forum non consigliano neanche al principiante più sfigato: entro in chiesa con la morte nel cuore e dopo un’oretta ne esco con il sorriso a 32 denti! Mi sono divertito un casino. Ma veramente tanto. Ed ho portato a casa scatti tutti diversi tra loro, tante situazioni che mi hanno entusiasmato.

Già, le situazioni.
Dai servizi che ho fatto per Motociclismo ho imparato una cosa: per un articolo servono tante situazioni diverse per renderlo completo. L’ho notato nuovamente una volta tornato a casa il 4 giugno, osservando le foto scattate.
E’ vero che i fissi sono molto più veloci (anche a pari lunghezza focale e diaframma ho notato tempi più rapidi del 20% circa), così come è vero che si possono utilizzare le gambe al posto dello zoom ma è anche vero che poter scattare 3/4/5 foto diverse semplicemente ruotando una ghiera permette di avere tante inquadrature diverse che fanno felici gli sposi e pure il fotografo.
Ed è ancor più vero che uno zoom come un 18-200 ha un’escursione tale che si ha tutto in uno. Cosa che con il 28-75 non avevo. E la qualità? Il Tamron 18-200 a f8.0 è dettagliato quanto basta per non aver nessuna paura di consegnare le foto agli sposi.
Con un 50mm fisso se gli sposi si baciano dall’altra parte della sala spesso non riesci a riprenderli. Idem per i bambini che giocano nel prato o gli invitati durante l’aperitivo. Con un fisso si perdono un sacco di occasioni interessanti.
Non è che rinnego i fissi perché mi hanno insegnato tanto, ma ora come ora penso che l’ideale sia alternarli ad uno zoom. E finalmente gli sposi saranno contenti di avere tutto a fuoco. Cosa che sono ovviamente obbligato a fare con un obiettivo simile!

Sì perché se analizziamo il ragionamento di una sposa, ha tutte le ragioni del mondo: pago per avere delle foto del mio giorno di matrimonio. Ed io vorrei vedere tutti a fuoco: gli sposi, i testimoni, la nonna, l’amante che piange in fondo alla navata. Alla fine noi non vendiamo soltanto il dettaglio dei 50Mpixel né lo sfocato del 1.2 e non sto affermando che la qualità non si importante ma a tutti gli effetti noi vendiamo ricordi ed emozioni. E se tra questi si vede anche la nonna sullo sfondo allora il ricordo sarà ancora più marcato e tra 50 anni, quando la nonna non ci sarà più, gli sposi potranno ricordarla nitida mentre ci guarda seduta sulle panche della 2° fila invece di essere una macchietta sfocata regalataci da un diaframma molto aperto…

Che poi, diciamocela tutta, un 18-200mm a 200mm e f6.3 non è che non sfoca. Lo fa comunque ma, secondo le discussioni da forum, ha un bokeh più nervoso.
Si. No. Boh… Fortunatamente al 99.9% della popolazione mondiale poco importa se il bokeh è cremoso o nervoso. Beati loro che dormono sogni più tranquilli e comunque anche noi fotografi dovremmo farci tante, tantissime paranoie in meno. Guardando i vari bokeh comparati…

Nikon Lens Bokeh Comparison by Ken Rockwell

Bokeh Nikon 18-200 @ 135mm f/5.6

Bokeh Nikon 80-200 @ 135mm f/5.6

Bokeh Nikon 80-200 @ 135mm f/2.8

…mi accorgo di aver picchiato la testa contro tante fisime mentali inutili per troppo tempo. Sbagliando si impara e magari un giorno cambierò nuovamente idea. E’ la vita…

Sicché dopo qualche giorno ho iniziato a pensare ad un nuovo corredo ideale. Durante il matrimonio del 4 giugno ho preso in mano la 5D Mark II con il 70-200 e m’è parsa follia da body-builders: 810gr + 1490 = 2.3kg! Ci credo che poi devono fare ottiche iper-stabilizzate: per tenere ferma una roba simile bisogna essere Ercole. Davide mi conferma che il suo zaino pesa 12kg. Lui è giovane e sprintoso ma già fotografare ad un matrimonio è faticoso sia dal punto di vista fisico che mentale, con 12kg da portarsi appresso è un’agonia. Così dopo qualche giorno ho fatto un passo indietro, mettendo da parte un po’ di egoismo fotografico a favore del lato più pratico. Ho pensato a:

  • Fujifilm S5Pro + 35mm f/1.8 DX + flash
  • Nikon D7100 + Tamron 18-200
  • Marsupio con Sigma 10-20 f4/5.6, tre batterie di ricambio, tre schede, un pacco di Duracel per il flash

Stop. Pesato il tutto non raggiunge i 3kg. Oltre a ciò aggiungo un ragionamento tecnico:

  • la S5Pro ha dei colori bellissimi per l’incarnato. E’ l’ideale per i ritratti e quindi per i preparativi degli sposi.
  • il 35mm DX è leggerissimo e poco ingombrante. Se voglio bokeh ce l’ho. Se voglio tutto a fuoco pure.
  • metto insieme S5Pro e 35mm e flash ed ottengo ciò che vorrei per il 75% delle foto dei preparativi. Il restante 25% lo faccio con la Nikon D7100 e il Tamron tutto-fare.

Poi:

  • la D7100 è veloce nella messa a fuoco e regge 6400ISO senza problemi.
  • il 18-200 fa tutto e di più.
  • metto insieme D7100 e 18-200 ed ho la velocità e la leggerezza che mi serve in chiesa

Concludo con:

  • aperitivo all’aperto? S5Pro per i colori e la gamma dinamica + 18-200 tutto fare.
  • pranzo/cena in ambiente un po’ buio? Stessa configurazione della chiesa…

Questa la teoria. Così il 12 giugno mi sono presentato ad un matrimonio con il materiale elencato sopra. E’ uscito questo: FRANCESCA&ANDREA | 12 Giugno 2015
Con me c’era anche Alessandro con la D7100 ed il Tamron 28-75 f2.8 al quale però ho richiesto di non scendere MAI sotto f4.0 ma anzi preferire un 5.6… così ha fatto. Qualità stratosferica. Sposi soddisfattissimi. Wedding planner pure. Invitati che mandano i complimenti tramite email. Bello no?! :)

Tutto ok quindi? Si. Ora ho mandato l’85mm in assistenza da DearCamera a Roma insieme al 35mm DX (ne ho 2 uno rotto ed uno a posto – ho mandato ovviamente quello rotto). L’intenzione è quella di vendere un 35, il 50 e l’85mm, e rimpiazzarli con un Nikon 18-200 VR II e tenere il 35mm sulla Fujifilm. Perché comprare un Nikon 18-200? Perché il Tamron va bene ma il Nikon è stabilizzato e un pelo più luminoso (5.6 vs. 6.3) e nitido. Tra l’altro apprezzo molto Ken Rockwell il quale era un amante del 18-200, che ora ha sostituito con il 18-55 + 55-200 (se in Italia scrivi una cosa simile ti deridono per l’eternità). Lui lo descrive come:

Life – Changing

My 18-200mm VR is more than just a new lens. It’s changed the way I live and make photos. Some reasons my 18-200mm VR has changed my life are:
1.) No more camera bag! For casual trips I wrap this and my D200 in a sweatshirt and throw it in my carry-on bag. This saves a bag and keeps it hidden.
[…]
3.) My bag weighs less when I do carry it. This and my 12-24 mm do everything. I used to tote an F2AS and 16 fisheye, 17 Tokina, 24 f/2.8, 35 f/2.0, 50 f/1.4, 55 Micro, 105 f/1.8 and 180 f/2.8 ED manual-focus AI-s Nikkors everyplace I went. My 18-200mm VR is sharper, especially hand-held in low light.
[…]
5.) No wasted time or sensor dust collected changing lenses. I missed a lot of shots in the days before zooms. In 1999 I thought it was great replacing eight fixed lenses with two zooms. I just replaced those two zooms with this one!

Per curiosità personale ho cercato su google “nikon 18-200 matrimonio” e m’è uscita una discussione su un forum in cui un utente afferma: Mi sembra un fotografo un po’ sui generis… purtroppo si sente parlare non proprio raramente di fotografi [chiamarli improvvisati è far loro un complimento e a quanto pare sono spesso pure dei “pro”] che se ne vanno a matrimoni con solo il 18-200

Chi avrà ragione? Mah… Nei giorni scorsi, parlandone ad un gruppo di appassionati, uno di loro s’è risentito dicendomi che il bokeh è fondamentale e che il suo 70-200 è il top. Per carità. Ha tutte le ragioni del mondo e lo capisco. Pure io la pensavo come lui fino ad un paio di mesi fa e magari tornerò sui miei passi. Ma ora penso di aver trovato la mia strada nella semplicità…

CiAoOo

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